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La nuova ipotesi sull’attentato a Ranucci: una questione di popolarità?

Secondo l’ipotesi investigativa, uno dei possibili moventi dell'attentato a Ranucci sarebbe stato aumentare la popolarità in vista di una possibile candidatura alla guida del Campo Largo. Lo rivela un sondaggio pubblicato da Domani e fatto circolare, secondo gli inquirenti, da Valter Lavitola tra politici e giornalisti

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Sigfrido Ranucci

Sigfrido Ranucci | ANSA/MASSIMO PERCOSSI - Alanews.it

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

10 luglio 2026 – Ci sono dei risvolti, nella vicenda dell’attentato che colpì Sigfrido Ranucci.  Valter Lavitola, l’imprenditore dalla controversa fama oggi proprietario di un ristorante frequentato da politici e giornalisti, è stato iscritto nel registro degli indagati come presunto mandante. Ma non è tutto: tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche quella che l’attentato sia stato un modo per accrescere la popolarità di Ranucci in vista di una possibile candidatura a leader del Campo Largo. Un risvolto che passa per un sondaggio, il cui testo integrale è stato pubblicato dal quotidiano Domani.

Attentato a Ranucci: cosa contiene l”Indagine potenziale elettorale”

Si intitola così il documento di cui Domani ha pubblicato i 21 punti. È un questionario demoscopico, costruito per misurare quanto pesasse – elettoralmente – il nome del conduttore di Report. Il primo quesito chiede all’intervistato se parteciperebbe a eventuali primarie del centrosinistra per scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio. Il numero 9 domanda quali siano i primi nomi di giornalisti televisivi e conduttori di approfondimento che vengono in mente. Da lì in poi, come ricostruisce il quotidiano, il perimetro si stringe attorno a un’unica figura, quella di un “terzo incomodo” capace di scavalcare la contrapposizione tra Elly Schlein e Giuseppe Conte alla guida della coalizione.

Il nome di Ranucci, nel testo, non compare mai: al suo posto la dicitura “candidato“. A commissionare la ricerca è stato Lavitola, che secondo il racconto di Domani presentava il progetto ai commensali della sua trattoria tra un piatto di pasta e uno di pesce, immaginando la gloria politica dell’amico giornalista. Il questionario è finito perfino nelle mani di Paolo Mieli, cliente occasionale del locale, che però non sapeva né chi lo avesse voluto né a chi fosse dedicato.

Attentato a Ranucci, le versioni di Lavitola e del conduttore di Report

Lavitola respinge con fermezza ogni accusa. Interrogato dai pm, si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha ribadito di non c’entrare nulla con l’ordigno esploso il 16 ottobre 2025 davanti alla casa del giornalista, che distrusse due auto e danneggiò il cancello d’ingresso. Con Ranucci, ha spiegato, il rapporto è quello di un “amico fraterno”, e proprio per questo – sostiene – nessun movente sarebbe plausibile. L’imprenditore ha raccontato la nascita del sondaggio: prima alcune “ricerche” che attribuivano al volto di Report la capacità di far guadagnare punti al centrosinistra, poi la decisione, a giugno, di commissionare un questionario vero e proprio, finanziato con una colletta tra amici e clienti abituali. Il progetto sarebbe stato interrotto dopo gli arresti dei presunti esecutori, per l’eccessiva esposizione mediatica.

Ranucci: “Tutte balle”

Ranucci, dal canto suo, nega tutto. Al Corriere della Sera ha respinto ogni ambizione politica – “Balle. Non ho mai voluto” – e ha spiegato di non aver mai ceduto alle lusinghe, di nessuno schieramento: “Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella commissione di vigilanza Rai”. Alla domanda sul perché non avesse fermato l’amico, la risposta è meno lineare: “Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato”. Sul movente politico è invece netto: al Tg1 ha definito “folle” l’idea di piazzare un ordigno nell’ottobre 2025 in vista di elezioni fissate per il 2027. La bomba, secondo lui, serviva a interrompere un flusso di informazioni verso Report, e la pista più solida porta al servizio sul Cantiere Navale Vittoria. Sull’amico indagato mantiene una posizione che ha fatto discutere: si è detto “stordito”, convinto che Lavitola non avrebbe mai voluto fare del male a lui o alla sua famiglia.

Cosa dicono davvero le indagini

Allo stato attuale, da quanto è noto alla stampa, non esiste alcun elemento che colleghi il sondaggio al movente dell’attentato. Si tratta di una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti, non di una tesi accusatoria consolidata. Lo stesso Lavitola ha provato a smontarla facendo notare una sequenza temporale poco coerente: la bomba è di ottobre 2025, il questionario è partito a giugno 2026.

Quello che gli investigatori hanno ricostruito riguarda invece la catena esecutiva. Sono stati individuati e arrestati i presunti autori materiali, provenienti dall’agro nolano e ritenuti vicini a un clan di camorra. Al centro della ricostruzione c’è Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, bodyguard di personaggi dello spettacolo e factotum di Lavitola: secondo la procura di Roma sarebbe lui l’anello di congiunzione tra il presunto mandante e il commando. Dopo l’attentato Tavares si è trasferito in Camerun “per lavoro”, secondo Lavitola; una fuga, secondo l’accusa. Gli inquirenti contestano inoltre all’imprenditore un sopralluogo effettuato il 16 settembre, un mese prima dei fatti, nei pressi dell’abitazione del giornalista. Nel corso della perquisizione gli sono stati sequestrati sette manoscritti, alcuni appunti, tre telefoni e due chiavette usb.

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