Da lontano sembrava una processione di fedeli. Si vedeva, infatti, un gruppo di persone raccolto lungo le strade di un piccolo paese del Cilento. Avvicinandosi, però, al posto dei ceri comparivano gli smartphone e sulle spalle dei partecipanti non c’era la statua di un santo, ma un grande monitor luminoso. È accaduto a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, dove l’8 luglio ha debuttato “Machina Sacra”, la performance firmata dagli artisti Max Magaldi e Matteo Mandelli. Un rito soltanto all’apparenza religioso, costruito per interrogare il pubblico sul rapporto tra tecnologia, spiritualità e vita collettiva.
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Cilento, la processione digitale
La performance è stata organizzata nell’ambito di MicroCosmi, il festival multidisciplinare ideato da Vittorio Cosma e realizzato con il contributo del Comune di San Giovanni a Piro.
Prima dell’inizio della processione, la superficie del monitor è stata incisa. Un gesto attraverso il quale gli artisti hanno cercato simbolicamente la luce nascosta dietro il display, trasformando un normale dispositivo elettronico in un oggetto quasi scultoreo.
Lo schermo è stato poi portato a spalla per le strade di Bosco. I partecipanti potevano collegare i propri smartphone all’opera tramite un QR code: i telefoni si illuminavano e diffondevano suoni e voci sintetiche, formando una sorta di litania generata attraverso l’intelligenza artificiale.
Alla fine del percorso, il monitor è stato deposto nella Cappella del Carmine, dove è rimasto esposto per tutta la durata del festival. Il Foglio ha ipotizzato che l’iniziativa fosse stata concordata con le autorità ecclesiastiche, proprio perché l’opera è stata collocata all’interno della cappella.
Lo schermo diventa un oggetto da venerare
Max Magaldi definisce la propria ricerca “Content Upcycling”, un’ecologia dell’audiovisivo attraverso la quale immagini, video e contenuti prodotti compulsivamente dagli utenti vengono recuperati e trasformati in nuove composizioni visive e sonore.
“Cerco di trasformare il visivo in Visionario”, spiega l’artista, partendo da quella che definisce la “dittatura audiovisiva” della vita quotidiana. Matteo Mandelli lavora invece sul confine tra presenza fisica e percezione digitale, intervenendo spesso direttamente sulle superfici degli schermi.
In “Machina Sacra” i due percorsi si incontrano. Il cellulare, oggetto normalmente associato all’isolamento e alla distrazione, diventa lo strumento attraverso il quale una comunità si muove, ascolta e partecipa a un’esperienza comune.
Ma l’opera può essere letta anche al contrario. Il grande monitor portato a spalla ricorda un simulacro collettivo, mentre i cellulari rivolti verso l’alto assumono la funzione dei lumini votivi.
Il rapporto tra intelligenza artificiale e spiritualità
Il festival ha collegato il progetto alla “Magnifica Humanitas”, l’enciclica pubblicata da Papa Leone XIV nel maggio 2026 e dedicata alla tutela della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Nel documento, il Pontefice invita a liberare l’IA dalle logiche di dominio, esclusione e violenza, ricordando che le decisioni tecnologiche non possono essere separate dalla responsabilità umana e dalla ricerca del bene comune.
È precisamente questo il dubbio lasciato dalle immagini di Bosco. Gli smartphone possono dividere le persone, ma possono anche essere utilizzati per creare un’esperienza collettiva. Possono catturare costantemente la nostra attenzione oppure diventare, almeno per qualche minuto, strumenti attraverso i quali tornare a guardare chi ci cammina accanto.
“Machina Sacra” pone quindi una domanda: quando gli schermi si spengono, siamo ancora in grado di sentirci parte di qualcosa?
