L’intelligenza artificiale è già entrata in modo stabile nella quotidianità professionale degli psicologi italiani, ma il suo utilizzo resta concentrato soprattutto su attività tecniche e organizzative, lontane dal cuore della relazione di cura. Parallelamente, cresce il numero di cittadini che ricorrono a strumenti di IA per gestire emozioni, solitudine e difficoltà relazionali, un fenomeno che solleva interrogativi tra gli esperti del settore. È quanto emerge da una recente indagine del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), presentata alla Camera dei Deputati in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica.
L’IA entra negli studi degli psicologi
Secondo i dati raccolti, il 58,7% degli psicologi utilizza strumenti di intelligenza artificiale nella propria attività professionale. Tuttavia, l’impiego riguarda principalmente ambiti come la gestione dei documenti, la ricerca scientifica e le attività amministrative, mentre il ricorso all’IA nei contesti direttamente collegati alla relazione terapeutica risulta ancora marginale.
In pratica, la tecnologia viene adottata come supporto operativo, ma non entra nel rapporto tra terapeuta e paziente, che rimane centrato sull’interazione umana.
I cittadini e il ricorso all’IA per il benessere emotivo
Sul fronte opposto, l’indagine evidenzia un uso crescente dell’intelligenza artificiale da parte dei cittadini per affrontare aspetti emotivi e relazionali. Il 55% degli psicologi intervistati riferisce infatti che i propri pazienti o utenti si affidano a questi strumenti per combattere la solitudine, ottenere supporto psicologico o cercare informazioni di tipo diagnostico.
Un dato che, secondo gli esperti, segnala una trasformazione profonda nelle modalità con cui le persone cercano aiuto, ma che al tempo stesso genera preoccupazione per il rischio di una sovrapposizione tra strumenti digitali e professionisti qualificati.
Le preoccupazioni degli psicologi
La diffusione dell’IA in ambiti emotivi e relazionali viene osservata con attenzione dagli psicologi, che temono che questi sistemi possano essere percepiti come equivalenti a un vero percorso terapeutico. Il rischio, sottolineano, è quello di ritardare o addirittura sostituire l’accesso a una cura adeguata.
Per questo motivo, tra le proposte emerse figura la necessità di definire linee guida nazionali per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella professione psicologica e di rafforzare le competenze critiche ed etiche dei cittadini nell’uso di questi strumenti.
Le istituzioni: “Serve regolare senza frenare il futuro”
Sulla questione è intervenuta anche Francesca Schir, consigliera segretaria del CNOP, che ha sottolineato la necessità di intervenire con norme chiare: l’obiettivo, ha spiegato, non è limitare l’innovazione, ma renderla compatibile con la tutela della relazione umana e della dignità della persona.
Anche il deputato Enzo Amich, promotore dell’Intergruppo parlamentare, ha evidenziato come l’intelligenza artificiale rappresenti una sfida strategica per il Paese, ma ha ribadito che, soprattutto in ambiti delicati come la salute psicologica, non potrà mai sostituire elementi fondamentali come l’empatia, l’ascolto e il rapporto umano diretto.
