Una nuova ricerca potrebbe rappresentare un passo avanti nella comprensione dell’anoressia nervosa. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto francese di Salute e Ricerca Medica (Inserm) ha individuato un ormone che sembrerebbe avere un ruolo sia nello sviluppo della malattia sia nel rischio di ricadute dopo la guarigione. I risultati dello studio saranno presentati nel corso del Forum 2026 della Federazione delle Società Europee di Neuroscienze dalla neuroscienziata Virginie Tolle.
La scoperta offre una nuova chiave di lettura su un disturbo che, ancora oggi, presenta un elevato rischio di recidiva e per il quale le opzioni terapeutiche farmacologiche sono limitate.
Anoressia, quale ruolo avrebbe il nuovo ormone
Secondo i ricercatori, l’ormone individuato potrebbe interferire con i normali segnali che regolano la sensazione di fame. In particolare, sembrerebbe agire su specifici circuiti cerebrali coinvolti nel comportamento alimentare, contribuendo a mantenere la restrizione del cibo anche quando l’organismo necessita di nutrimento.
Gli studiosi ritengono che questa alterazione possa spiegare, almeno in parte, perché molte persone affette da anoressia continuino a non percepire correttamente il bisogno di alimentarsi e perché il rischio di ricaduta rimanga elevato anche dopo il recupero del peso corporeo.
La ricerca apre quindi alla possibilità di sviluppare in futuro farmaci capaci di modulare l’azione di questo ormone e ridurre la probabilità di nuove ricadute.
Una possibile svolta per le terapie
L’anoressia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da una grave restrizione dell’assunzione di cibo, intensa paura di aumentare di peso e alterazione della percezione del proprio corpo. Si tratta di una patologia complessa, nella quale fattori biologici, psicologici e sociali interagiscono tra loro.
Attualmente il trattamento si basa principalmente su un percorso multidisciplinare che combina supporto psicologico, riabilitazione nutrizionale e monitoraggio medico. Non esistono però terapie farmacologiche specifiche in grado di prevenire efficacemente le ricadute.
Secondo gli autori dello studio, comprendere il ruolo dell’ormone potrebbe consentire in futuro di affiancare ai trattamenti tradizionali nuove strategie terapeutiche mirate ai meccanismi biologici della malattia. La ricerca dovrà essere confermata da ulteriori studi clinici, ma rappresenta una delle prospettive più promettenti degli ultimi anni nel campo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Perché le ricadute rappresentano una delle principali sfide
Uno degli aspetti più complessi dell’anoressia è proprio l’elevata probabilità di ricaduta dopo la fase di recupero. Gli specialisti sottolineano come la guarigione non coincida soltanto con il ripristino del peso corporeo, ma richieda un lungo percorso di recupero psicologico e comportamentale.
L’identificazione di un possibile meccanismo biologico alla base della malattia potrebbe contribuire a migliorare la comprensione dei disturbi alimentari e favorire lo sviluppo di trattamenti sempre più personalizzati. Pur essendo ancora nelle fasi iniziali, la scoperta dell’Inserm rappresenta un importante passo avanti nella ricerca scientifica e potrebbe, in futuro, offrire nuove opportunità terapeutiche alle persone che convivono con l’anoressia nervosa.
