Clamoroso scossone ai vertici del giornalismo italiano. Mario Orfeo ha rassegnato le proprie dimissioni dalla guida di La Repubblica, quotidiano che dirigeva dal 7 ottobre 2024. Alla base della decisione vi sarebbero insanabili divergenze di vedute nate con l’arrivo della nuova proprietà greca Antenna Group, guidata dal manager Theodore Kyriakou. Per il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari si apre così una fase di profonda incertezza, mentre per il noto manager televisivo e della carta stampata si profilano già nuove e ambiziose sfide professionali all’orizzonte.
Mario Orfeo, il passaggio a QN Media e il sodalizio con Leonardo Maria Del Vecchio
Il futuro professionale del giornalista è già tracciato. A partire dal prossimo 9 settembre, infatti, il manager assumerà il prestigioso incarico di direttore editoriale di QN Media (precedentemente Editoriale Nazionale), la solida realtà che controlla storiche testate giornalistiche come Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e il fascicolo nazionale QN. In base a quanto comunicato ufficialmente in una nota dal gruppo, nel suo nuovo ruolo Mario Orfeo opererà a stretto contatto con l’editore Leonardo Maria Del Vecchio e l’amministratore delegato, assumendo una funzione strategica di indirizzo, supervisione e coordinamento dei piani di sviluppo e dei nuovi progetti digitali e cartacei della scuderia.
Il rilancio delle testate e la conferma di Agnese Pini alla direzione
Mentre l’ex capo di Largo Fochetti ridefinisce i propri orizzonti, la guida operativa e la direzione responsabile di tutte le testate del gruppo restano saldamente nelle mani di Agnese Pini. La giornalista sarà la colonna portante di un restyling profondo, atteso per il prossimo autunno, volto a trasformare QN in un foglio di opinione autorevole di fascia alta. La trasformazione prevede una veste grafica ispirata ai grandi quotidiani europei e un ecosistema digitale riprogettato da zero. Per il giornalista campano — che in passato è stato l’unico a guidare tutti e tre i telegiornali Rai (Tg1, Tg2 e Tg3) oltre a Il Messaggero e Il Mattino — si tratta di un ritorno alle origini, mettendo la propria autorevolezza al servizio del rafforzamento dell’identità e del radicamento territoriale delle testate locali.
