Una missione senza precedenti è stata appena avviata per evitare che uno dei più importanti osservatori spaziali della NASA finisca distrutto rientrando nell’atmosfera terrestre. Si tratta di un’operazione sperimentale e ad alto rischio, pensata per intercettare e salvare un satellite scientifico non progettato per essere riparato in orbita.
Il rientro del telescopio
Il Neil Gehrels Swift Observatory, del peso di circa 3.200 libbre (1.452 chilogrammi), sta progressivamente perdendo quota a causa della resistenza atmosferica e dell’intensificarsi dell’attività solare. Senza interventi, secondo le previsioni della NASA, potrebbe scendere sotto la soglia critica di circa 185 miglia (300 chilometri) e rientrare nell’atmosfera già nei prossimi mesi.
Il telescopio, attivo da quasi 22 anni, ha osservato fenomeni cosmici su più lunghezze d’onda, diventando uno strumento chiave per lo studio dell’universo ad alta energia.
La NASA si prepara alla prima missione robotica commerciale di recupero
Per la prima volta nella storia, una missione commerciale robotica tenterà di agganciare un veicolo NASA non progettato per la manutenzione in orbita. L’obiettivo è sollevarne l’orbita e prolungarne la vita operativa.
La NASA aveva invitato aziende private a proporre soluzioni dopo aver constatato che il decadimento orbitale dello Swift avrebbe potuto interromperne prematuramente la missione scientifica, nonostante il valore unico dei suoi dati per l’astrofisica.
La missione LINK e il lancio dalla Pacifico
A settembre l’agenzia spaziale statunitense ha selezionato la società Katalyst Space Technologies, con sede in Arizona, concedendole appena nove mesi per sviluppare un veicolo capace di raggiungere e manovrare attorno al telescopio.
Il satellite robotico LINK è stato lanciato tramite un razzo Pegasus XL di Northrop Grumman, rilasciato dall’aereo Stargazer a circa 40.000 piedi sopra l’atollo di Kwajalein, nelle Isole Marshall. Il lancio è avvenuto alle 4:36 del mattino (ora ET), dopo diversi rinvii legati al meteo e a un problema software poi risolto.
Il piano di aggancio e il recupero orbitale
Nei prossimi mesi LINK dovrà avvicinarsi allo Swift, effettuare una serie di verifiche e identificare i punti migliori per la presa robotica. Il satellite utilizzerà tre bracci meccanici e pannelli solari estesi per agganciare l’osservatorio e iniziare la manovra di innalzamento orbitale.
L’obiettivo è riportare Swift a circa 370 miglia (600 chilometri) di altitudine, attraverso una spinta graduale che richiederà tra due e tre mesi di lavoro continuo.
Le difficoltà legate all’invecchiamento del telescopio
Uno degli aspetti più delicati riguarda le condizioni strutturali del telescopio, in orbita da oltre vent’anni. Gli scienziati temono che i materiali di rivestimento possano essersi degradati o deformati, rendendo più complesso individuare punti sicuri di aggancio.
Esperienze precedenti, come quelle del telescopio Hubble, hanno mostrato come materiali isolanti possano diventare estremamente fragili con il tempo nello spazio, complicando le operazioni di manutenzione.
Un’operazione ad alto rischio per la NASA
Secondo i responsabili della missione, il progetto rappresenta un passo cruciale verso la capacità di intervenire su satelliti non progettati per essere riparati. L’idea è sviluppare una tecnologia in grado di riposizionare, riparare e rifornire veicoli spaziali già in orbita.
Nonostante l’ottimismo degli ingegneri, restano molte incognite, tra cui possibili imprevisti legati all’attività solare, che potrebbe alterare ulteriormente la densità atmosferica e la traiettoria del telescopio.
Perché lo Swift Observatory è così importante
Lanciato nel 2004, lo Swift è stato progettato per studiare i gamma-ray bursts, le esplosioni più energetiche dell’universo, e ha già individuato oltre 2.000 sorgenti di questi fenomeni. Nel tempo ha ampliato la sua attività osservando anche buchi neri, comete e onde gravitazionali.
La sua capacità di puntamento rapido lo rende unico: a differenza di telescopi come Hubble, che richiedono giorni per cambiare direzione, Swift può reagire in pochi minuti agli eventi cosmici improvvisi, funzionando di fatto come una sorta di “pronto intervento” dell’osservazione spaziale.
Cosa accadrà nei prossimi mesi
Se la missione LINK avrà successo, Swift potrà riprendere le sue osservazioni complete entro l’autunno, continuando a fornire dati complementari a strumenti come Hubble e il James Webb Space Telescope, oltre alle future missioni della NASA.
Gli scienziati sottolineano però che si tratta di una sequenza di operazioni estremamente complessa, in cui ogni passaggio deve riuscire senza errori per evitare la perdita definitiva dell’osservatorio.
