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Maxitangenti Alta Velocità Napoli-Bari, l’inchiesta si allarga a Rfi: cinque nuovi indagati

Perquisizioni dei carabinieri nell’ambito dell’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Contestate presunte tangenti legate a un appalto da oltre 9 milioni di euro per il conferimento delle terre da scavo della linea AV Napoli-Bari

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Cantiere ferroviario con traversine di cemento e barriere arancioni.

Foto di Corbett Campbell su Unsplash

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

L’inchiesta sulla presunta maxitangente legata ai lavori dell’Alta Velocità Napoli-Bari si allarga e coinvolge ora anche Rfi (Rete Ferroviaria Italiana). La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha infatti iscritto nel registro degli indagati altre cinque persone nell’ambito dell’indagine che ruota attorno a un appalto da oltre 9 milioni di euro per il conferimento di circa 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della nuova linea ferroviaria.

Secondo l’ipotesi accusatoria dei pubblici ministeri Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, coordinati dal procuratore Pierpaolo Bruni, l’imprenditore casertano delle cave Antonio Luserta avrebbe ottenuto l’appalto grazie all’intervento dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, ricevendo un trattamento favorevole nella procedura di assegnazione.

Le accuse e il presunto sistema corruttivo

Gli investigatori ipotizzano che, in cambio del proprio interessamento, Marino abbia ricevuto una tangente di poco superiore ai 200 mila euro. Parallelamente sarebbe stata versata una seconda mazzetta, ben più consistente, pari a circa 500 mila euro, al funzionario di Rfi Domenico Semplice.

Proprio Semplice è tra i nuovi indagati per corruzione insieme alla moglie Laura Arena, avvocato, agli imprenditori del settore estrattivo Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, e all’architetto Gaetano Sacco, consulente degli imprenditori coinvolti nell’inchiesta.

I cinque si aggiungono ai tre nomi già emersi nelle scorse settimane: l’ex sindaco Carlo Marino, l’imprenditore Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio, collaboratore dell’ex primo cittadino. Il 22 giugno scorso la Procura aveva già disposto una prima serie di perquisizioni che avevano portato alla luce i primi elementi investigativi.

Le perquisizioni e il sequestro di denaro e beni di lusso

Nella giornata di oggi i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito nuove perquisizioni nei confronti dei cinque neoindagati.

Nel corso delle operazioni sarebbero stati sequestrati denaro contante e un Rolex del valore stimato di circa 80 mila euro, elementi che gli investigatori ritengono potenzialmente rilevanti ai fini dell’accertamento dei rapporti economici tra i soggetti coinvolti.

Gli accertamenti mirano ora a ricostruire nel dettaglio i flussi finanziari e a verificare l’origine delle somme rinvenute durante le perquisizioni.

L’appalto al centro dell’inchiesta

Il procedimento riguarda uno dei cantieri infrastrutturali più rilevanti attualmente in corso nel Mezzogiorno, quello della linea Alta Velocità Napoli-Bari, opera strategica inserita nel più ampio programma di potenziamento dei collegamenti ferroviari tra il Sud e il resto del Paese.

L’appalto oggetto dell’indagine riguardava il conferimento e la gestione delle enormi quantità di materiale derivante dagli scavi necessari alla realizzazione della nuova infrastruttura ferroviaria. Un settore che movimenta volumi economici particolarmente elevati e che, secondo gli inquirenti, avrebbe favorito la nascita di un articolato sistema di relazioni corruttive.

Gli sviluppi attesi

L’indagine appare ancora in una fase iniziale ma gli investigatori ritengono che il presunto meccanismo di tangenti possa essere più ampio di quanto emerso finora.

Dalle attività investigative sarebbero infatti emersi indizi che portano a ipotizzare il coinvolgimento di altri imprenditori del comparto delle cave, sospettati di aver versato denaro al funzionario di Rfi per ottenere vantaggi nell’ambito delle attività connesse ai lavori della linea ferroviaria.

Nei prossimi giorni l’attenzione della Procura si concentrerà sull’analisi della documentazione sequestrata e sui movimenti finanziari dei soggetti coinvolti, con l’obiettivo di verificare l’effettiva esistenza di un sistema corruttivo legato agli appalti dell’Alta Velocità Napoli-Bari.

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