7 luglio 2026 – Mentre la Procura di Napoli prosegue gli accertamenti sulla morte di Francesca Antonia Tucci, la studentessa di Giurisprudenza di 24 anni deceduta all’ospedale Cardarelli dopo due interventi chirurgici, il caso continua ad alimentare il dibattito pubblico.
Da una parte ci sono il dolore e le richieste di verità della famiglia. Dall’altra la posizione della difesa di uno dei medici iscritti nel registro degli indagati, che invita a evitare quello che definisce un “processo mediatico” prima della conclusione delle indagini.
Il caso Francesca Tucci
Francesca Antonia Tucci, 24 anni, viveva ad Afragola e studiava Giurisprudenza. Secondo quanto riferito dai familiari, era a pochi esami dal conseguimento della laurea. La giovane era stata ricoverata all’ospedale Cardarelli di Napoli per sottoporsi a un intervento chirurgico programmato. Dopo l’operazione, però, il quadro clinico si sarebbe complicato, rendendo necessario un secondo intervento d’urgenza.
Nei due giorni successivi le condizioni della ragazza sono progressivamente peggiorate fino al trasferimento in terapia intensiva, dove è deceduta. Proprio sulle ore trascorse tra il primo intervento, il peggioramento del quadro clinico e l’attivazione dei soccorsi si concentrano oggi le domande della famiglia, che chiede di chiarire se tutte le procedure assistenziali siano state eseguite correttamente e con la necessaria tempestività.
La famiglia ha presentato un esposto in Procura chiedendo di accertare eventuali responsabilità mediche. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli, vede al momento tre medici iscritti nel registro degli indagati come atto dovuto per consentire gli accertamenti tecnici, tra cui l’autopsia eseguita nelle ultime ore. I risultati degli esami saranno determinanti per chiarire le cause del decesso e ricostruire l’assistenza ricevuta dalla giovane durante il ricovero.
La nota del legale del chirurgo indagato
A intervenire è stato l’avvocato Gabriele Di Criscio, difensore del chirurgo Felice Pirozzi, uno dei tre medici attualmente indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura di Napoli.
In una nota diffusa nelle ultime ore, il legale ha criticato le dichiarazioni emerse durante una diretta Facebook ospitata sulla pagina del deputato Francesco Emilio Borrelli, sostenendo che le responsabilità debbano essere accertate esclusivamente nelle sedi giudiziarie.
“In uno Stato di diritto, le responsabilità si accertano esclusivamente nelle sedi giudiziarie competenti, attraverso il contraddittorio tra le parti e nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali. Ogni tentativo di trasferire il confronto processuale sul terreno mediatico rappresenta una deriva che non giova all’accertamento della verità”.
Secondo Di Criscio, il confronto pubblico rischia di anticipare giudizi che spetteranno invece alle indagini e agli eventuali sviluppi processuali.
Le critiche alle richieste di sospensione
Il legale ha definito “ancora più grave” l’eventuale richiesta pubblica di provvedimenti disciplinari o di sospensione nei confronti del medico indagato.
Secondo la difesa, si tratterebbe di richieste avanzate prima che gli accertamenti tecnici siano stati completati e basate su circostanze che, a suo dire, non corrisponderebbero ai fatti.
Di Criscio ha inoltre contestato il riferimento, emerso durante la diretta social, a precedenti procedimenti penali che in passato hanno coinvolto il chirurgo. Per il legale, la semplice esistenza di pregresse iscrizioni nel registro degli indagati non può essere considerata un indice di colpevolezza, né giustificare richieste di provvedimenti disciplinari.
Il sit-in davanti al Cardarelli: “Giustizia per Francesca”
Nelle stesse ore si è svolto un sit-in silenzioso davanti all’ospedale Cardarelli. Circa 70 persone, tra parenti, amici e conoscenti della giovane, si sono radunate indossando magliette bianche e mostrando uno striscione con la scritta “Giustizia per Francesca”.
Presenti il fratello Antonio, il fidanzato Alessandro e numerosi amici della 24enne di Afragola, studentessa di Giurisprudenza a cui mancavano soltanto sei esami per completare il percorso universitario.
La manifestazione si è svolta senza interrompere l’attività dell’ospedale e mentre era in corso l’autopsia, considerata uno degli accertamenti chiave dell’inchiesta.
L’appello della famiglia Tucci: “Vogliamo solo la verità”
Durante il presidio è stato letto un messaggio a nome della famiglia Tucci.
“Francesca si è spenta due giorni dopo un’operazione programmata nell’ospedale più grande del Mezzogiorno. Riteniamo che sia stata lasciata sola nel momento del bisogno, che si sia disperata per chiedere attenzione e che i soccorsi non siano stati tempestivi né adeguati”.
Parole forti, accompagnate però dalla volontà di affidarsi alla magistratura.
La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha infatti ribadito la propria fiducia nel lavoro degli inquirenti, chiedendo che siano gli accertamenti giudiziari a chiarire eventuali responsabilità.
Al momento risultano tre medici iscritti nel registro degli indagati, un passaggio necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti irripetibili. Saranno l’autopsia e le successive consulenze tecniche a stabilire le cause del decesso della giovane e a verificare se vi siano state eventuali omissioni o errori nella gestione clinica.
I funerali di Francesca Tucci si terranno mercoledì 8 luglio nella Basilica di Sant’Antonio ad Afragola.
