Un revolver inciso con il nome del destinatario, accompagnato da munizioni vere e custodito in una scatola decorata con la bandiera turca e il logo della Nato. È il dono scelto dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per i leader presenti al vertice dell’Alleanza Atlantica che si è svolto ad Ankara il 7 e l’8 luglio. Un gesto che nelle intenzioni di Ankara avrebbe dovuto valorizzare l’industria della difesa turca ma che si è rapidamente trasformato in un caso diplomatico internazionale.
La vicenda è arrivata anche nel dibattito politico italiano dopo le parole di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha criticato duramente il significato simbolico dell’iniziativa e le posizioni del governo Meloni sul tema del riarmo.
Il regalo di Erdoğan ai leader Nato
Secondo le ricostruzioni della stampa internazionale, Erdoğan ha consegnato ai capi di Stato e di governo presenti al summit un revolver da collezione modello Gümüşay .357 Magnum, prodotto dall’industria armiera turca. Ogni arma riportava il nome del destinatario inciso sul metallo ed era accompagnata da una confezione di proiettili e dalla documentazione necessaria per l’esportazione.
L’iniziativa si inserisce nella strategia con cui Ankara promuove da anni il proprio settore della difesa, diventato uno dei comparti economici più importanti del Paese e uno strumento centrale della sua proiezione geopolitica.
Il dono, tuttavia, ha creato non pochi problemi ad alcuni leader occidentali. Il premier britannico Keir Starmer ha raccontato di aver lasciato il revolver in Turchia perché la normativa del Regno Unito non ne avrebbe consentito facilmente l’importazione. Altri Paesi hanno invece affidato le armi alle rispettive ambasciate o alle autorità competenti in attesa delle necessarie autorizzazioni.
L’attacco di Bonelli
Per Bonelli il significato politico del gesto va ben oltre il semplice protocollo diplomatico.
“Il gesto di Erdoğan al vertice Nato di Ankara, un revolver carico, inciso con il nome, consegnato a ogni leader presente, non è folklore diplomatico. È l’immagine plastica di una Nato che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato”, afferma il deputato in una nota.
Bonelli richiama poi il comportamento del primo ministro britannico: “Starmer ha avuto almeno la dignità istituzionale di ammettere l’imbarazzo, lasciando l’arma in Turchia perché la legge del suo Paese non gli permette di portarla a casa”, sostiene.
L’esponente di Avs punta quindi il dito contro Palazzo Chigi: “Dal governo italiano, invece, silenzio totale: nessuna dichiarazione, nessuna trasparenza su cosa sia stato fatto del “regalo” ricevuto dal nostro rappresentante ad Ankara”, dichiara.
Che fine ha fatto il revolver destinato all’Italia
Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, il revolver destinato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe stato trasferito a Palazzo Chigi insieme agli altri omaggi ricevuti nell’ambito delle attività istituzionali.
Si tratta di una procedura ordinaria. I doni ricevuti dai rappresentanti del governo durante incontri ufficiali non vengono infatti normalmente trattenuti a titolo personale, ma entrano nella disponibilità della Presidenza del Consiglio come beni di rappresentanza.
Lo stesso Bonelli, nella parte finale della sua dichiarazione, sottolinea che il dono ricevuto dalla premier dovrebbe già trovarsi presso Palazzo Chigi, pur chiedendo maggiore trasparenza sulla gestione dell’episodio.
La polemica sul riarmo e sul 5% del Pil
La vicenda si inserisce in un dibattito molto più ampio che riguarda il futuro della Nato e l’aumento delle spese militari richiesto agli alleati.
Negli ultimi mesi è infatti cresciuta la pressione degli Stati Uniti affinché i Paesi membri incrementino gli investimenti nella difesa fino al 5% del Pil entro il 2035, un obiettivo che rappresenta una svolta rispetto al tradizionale target del 2%.
Per Bonelli, il caso del revolver consegnato da Erdoğan rappresenta il simbolo di questa nuova fase.
“È lo stesso silenzio che accompagna le scelte del governo Meloni sulla politica estera e sul riarmo: adesione al ricatto di Trump del 5% del Pil, aumento della spesa militare, nessun vero dibattito parlamentare sulle priorità strategiche del Paese”, afferma il deputato.
Secondo il leader ecologista, il passaggio dal 2% al 5% comporterebbe per l’Italia un incremento della spesa pari a circa 500 miliardi di euro entro il 2035.
“Risorse sottratte a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica per alimentare un riarmo che non produce sicurezza, ma nuove tensioni e nuovi profitti per l’industria bellica”, conclude Bonelli.
Al di là dello scontro politico interno, il caso del revolver regalato da Erdoğan fotografa uno dei grandi temi che attraversano oggi l’Alleanza Atlantica: il crescente peso della difesa nelle strategie occidentali e il dibattito sul confine tra deterrenza militare, diplomazia e sicurezza internazionale.
