Gli incentivi economici destinati alle famiglie, come l’assegno unico universale e i bonus per la natalità, possono contribuire ad aumentare il numero delle nascite, ma da soli non sono sufficienti a contrastare il calo demografico. È quanto emerge dal XXV Rapporto annuale dell’Inps, secondo cui queste misure, se non accompagnate da servizi adeguati, rischiano anche di ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro.
Secondo l’Istituto, strumenti come il Bonus asilo nido e lo smart working risultano invece più efficaci nel favorire l’occupazione femminile e nel conciliare vita familiare e professionale.
Assegno unico e occupazione femminile, cosa dice il Rapporto Inps
L’Inps sottolinea che gli incentivi economici possono determinare un aumento delle nascite, seppur limitato, ma evidenzia anche il rischio di una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro se tali misure non vengono integrate con politiche di sostegno ai servizi per l’infanzia e alla conciliazione tra lavoro e famiglia.
Nel rapporto emerge inoltre come il Bonus asilo nido abbia prodotto effetti concreti sull’occupazione: l’accesso al contributo aumenta infatti di circa 6 punti percentuali la probabilità che una madre lavori.
Ancora più significativo il ruolo del lavoro agile. Secondo l’Inps, lo smart working può ridurre fino all’87% la cosiddetta child penalty, cioè la penalizzazione economica e professionale legata alla nascita di un figlio, contribuendo anche ad aumentare le retribuzioni delle madri fino a 1.300 euro nell’anno successivo alla maternità. L’Istituto segnala inoltre che queste misure producono effetti positivi anche sulla fecondità.
Fava: “La natalità non si sostiene solo con gli aiuti economici”
Durante la presentazione del Rapporto alla Camera, il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha ribadito che il problema della denatalità non può essere affrontato esclusivamente attraverso contributi economici.
“La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia e dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri”, ha spiegato.
Fava ha ricordato come il Bonus asilo nido sia cresciuto in modo significativo negli ultimi anni: i beneficiari sono passati dal 4% nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. Tuttavia, ha osservato che le famiglie con redditi più bassi continuano a utilizzare meno la misura, soprattutto nei territori dove i servizi per l’infanzia risultano meno sviluppati e l’occupazione femminile è più fragile.
Secondo il presidente dell’Inps, anche il lavoro agile rappresenta uno strumento importante per favorire una maggiore condivisione delle responsabilità familiari e ridurre gli effetti della maternità sulla carriera delle donne.
Pensioni e lavoratori stranieri: gli altri dati del Rapporto Inps
Il Rapporto dedica spazio anche all’evoluzione del sistema previdenziale. Negli ultimi trent’anni l’età media di pensionamento dei lavoratori dipendenti privati è aumentata di oltre sette anni, passando dai 57 anni e 7 mesi del 1995 ai 64 anni e 10 mesi del 2025. Per le pensioni di vecchiaia l’età media si è ormai stabilizzata intorno ai 67 anni, mentre le pensioni anticipate si attestano a circa 61,7 anni.
L’Inps evidenzia inoltre il crescente peso dei lavoratori stranieri nel mercato del lavoro italiano. Tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra Ue sono aumentati di oltre il 35% e oggi un dipendente su sette è straniero. Secondo Fava, questo dato dimostra quanto la sostenibilità del sistema produttivo e contributivo italiano dipenda sempre di più da una gestione efficace dei flussi migratori, accompagnata da percorsi di formazione, integrazione e lavoro regolare.
Il Rapporto dell’Inps conferma quindi che il sostegno alla natalità richiede un approccio più ampio rispetto ai soli trasferimenti economici. Servizi per l’infanzia, occupazione stabile, flessibilità lavorativa e parità di genere vengono indicati come gli strumenti principali per sostenere le famiglie e favorire, allo stesso tempo, la crescita dell’occupazione femminile.
