7 luglio 2026 – Nelle ore successive agli arresti per presunto spionaggio in favore della Russia, è arrivata la replica della difesa. “Ho parlato con Piras, mi è apparso lucido e sereno. È un servitore dello Stato”, ha dichiarato all’Ansa l’avvocato Francesco Vaccaro, legale dell’ex 007 finito ai domiciliari a Roma. Secondo il difensore, il suo assistito è convinto di poter dimostrare la correttezza delle proprie condotte e sostiene che le notizie diffuse, quelle al centro dell’accusa, non fossero riservate. Piras, spiega Vaccaro, aveva mantenuto un interesse di studio su questi temi e aveva continuato a raccogliere notizie da fonti aperte. Anche nell’ipotesi di un incontro con un esponente diplomatico estero, sostiene il legale, non avrebbe veicolato informazioni segrete.
Spionaggio russo a Roma, le accuse
I due arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di “spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione e accesso abusivo a sistema informatico o telematico”. Sul caso è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha parlato di “tolleranza zero contro chi mette a rischio l’Italia” e ha invocato un patto tra i partiti, avvertendo che il Paese “non ha gli anticorpi” contro queste minacce.
I carabinieri del Ros hanno eseguito le misure cautelari nella mattinata di martedì 7 luglio. A finire ai domiciliari sono stati Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, entrambi 59enni, con un passato nell’Aisi – il servizio segreto interno – seppur in pensione da oltre un decennio. Piras, originario di Sassari, è considerato il principale indagato: secondo l’inchiesta era lui ad avere i contatti esclusivi con il presunto agente dei servizi russi, coperto da immunità diplomatica in Italia.
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