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Italygate, la bufala del complotto elettorale contro Trump: chiesti nove mesi per due americane

A Roma, due americane accusate di diffamazione per il caso "Italygate". La procura chiede nove mesi di carcere per aver diffuso false accuse contro Leonardo nelle elezioni USA 2020

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Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump | Shutterstock – alanews

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

7 luglio 2026 – A Roma, Maria Strollo Zack e Michele Roosevelt Edwards sono imputate per diffamazione per aver collegato il gruppo Leonardo alla presunta manipolazione dei voti alle presidenziali Stati Uniti del 2020. Sostenevano la tesi che Donald Trump fosse stato derubato della vittoria alle presidenziali, arrivando ad accusare il colosso italiano della difesa Leonardo di aver manipolato il voto americano attraverso la propria tecnologia satellitare. 

Il pubblico ministero Andrea D’Angeli ha chiesto per tutti e quattro gli imputati la stessa pena: nove mesi di carcere. La procura contesta che le accuse, diffuse tramite dichiarazioni giurate e campagne online, abbiano attribuito a Leonardo un ruolo inesistente nella presunta frode elettorale; il procedimento ha superato l’istruttoria e la sentenza è attesa a ottobre, quando il tribunale discuterà le richieste del pm.

Le indagini della procura di Roma

Per la procura di Roma il caso prende avvio da una denuncia che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati e, in seguito, alla citazione a giudizio. Secondo l’accusa, Carlo Goria operava in Italia come country director di USA Aerospace e agiva come fiduciario della presidente Michele Roosevelt Edwards; Alfio D’Urso è indicato come l’autore della dichiarazione giurata finita al centro dell’inchiesta. Maria Strollo Zack è invece la fondatrice di Nations in Action, un’organizzazione conservatrice che ha contribuito alla diffusione delle tesi contestate.

I reati contestati sono quelli di diffamazione a danno di Leonardo: la procura sostiene che le comunicazioni attribuivano al gruppo – attivo nell’industria della difesa – capacità e comportamenti che non corrispondono alla realtà, causando un danno d’immagine. Con la richiesta di condanna presentata dal pm D’Angeli, il processo ha lasciato la fase istruttoria ed è diretto verso il dibattimento conclusivo.

Come si è diffusa la teoria “Italygate” negli Stati Uniti

Il caso è parte del filone noto come “Italygate“, la teoria che sosteneva l’uso di satelliti e tecnologie militari per alterare il conteggio dei voti negli Stati Uniti a favore di Joe Biden. La teoria fu rilanciata in ambienti vicini all’ex presidente Donald Trump e, a seguito di controlli incrociati realizzati da organizzazioni di fact‑checking, tra cui Reuters e USA Today, le affermazioni sono state giudicate false e prive di fondamento.

La narrazione circolò rapidamente su social e canali vicini alla galassia pro‑Trump: le prime clip e dichiarazioni ottennero visualizzazioni rilevanti sulle principali piattaforme di condivisione video e furono riprese anche da alcune figure politiche e consulenti dell’area repubblicana. Ricostruzioni giornalistiche indicano che talune istanze vennero sollevate perfino davanti ad esponenti dell’amministrazione Stati Uniti dell’epoca, contribuendo alla diffusione internazionale delle accuse.

Il processo: prove, dibattito e calendario verso la sentenza

Nel corso dell’indagine la procura ha ricostruito i passaggi comunicativi che avrebbero favorito la diffusione delle accuse: dalle dichiarazioni giurate agli account e alle pagine social che rilanciarono la vicenda, fino alla querela presentata da Leonardo. La richiesta di pena formulata dal pm segna il punto in cui la controversia si decide in aula, con le parti chiamate a depositare memorie, repliche e argomentazioni prima della decisione del giudice.
Al centro del dibattimento c’è soprattutto la dichiarazione giurata attribuita a una presunta fonte che avrebbe collegato Leonardo all’operazione. La difesa degli imputati sostiene che quel documento e le altre comunicazioni vanno valutate nel quadro della libertà di espressione e del confronto politico sulle accuse di brogli. La sentenza è attesa a ottobre.

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