I carabinieri del Ros hanno arrestato due persone a Roma questa mattina con l’accusa di presunto spionaggio russo e di accesso abusivo a sistemi informatici. Nel provvedimento emerge che il principale indagato, un 59enne ex appartenente al comparto di intelligence italiano e già sottufficiale dell’Arma, è ritenuto aver fornito informazioni in cambio di denaro a un presunto agente dei servizi di intelligence russi titolare di immunità diplomatica in Italia.
Gli elementi raccolti collegano l’operazione a un circuito di acquisizione di dati sensibili che, secondo gli inquirenti, si sarebbe appoggiato anche a fonti interne. La presenza di un presunto referente estero con immunità ha aperto profili di carattere internazionale e diplomatico oltre a quelli penali.
Due arresti a Roma per spionaggio russo
L’inchiesta ha ricostruito un circuito fondato su sei fonti, quattro delle quali militari ancora in servizio. Tutte e sei le persone risultano iscritte nel registro degli indagati, mentre proseguono gli accertamenti per definire ruoli, flussi informativi e responsabilità individuali all’interno della presunta rete.
I militari del Ros hanno eseguito le misure restrittive nell’ambito di un’attività investigativa che riguarda, in parallelo, l’accesso non autorizzato a sistemi informatici e la cessione di informazioni militari e di interesse istituzionale. Gli inquirenti contestano due filoni: da un lato la raccolta sistematica di dati tramite fonti umane; dall’altro l’impiego di strumenti tecnologici per ottenere documenti o accessi riservati.
Dagli atti emerge che tra le sei persone identificate figurerebbe personale in servizio che avrebbe fornito informazioni tecniche e operative. Le modalità di contatto e i canali usati per i trasferimenti economici sono ora al vaglio. Gli investigatori del Ros stanno analizzando dispositivi elettronici e flussi di comunicazione per ricostruire la catena di fornitura delle informazioni ed eventuali passaggi di denaro, e per valutare ulteriori responsabilità.
Precedenti e collegamenti investigativi
Il caso si inserisce in una serie di indagini recenti sullo spionaggio in Italia. Nel novembre 2024 attività del Ros coordinate dal pm Alessandro Gobbis portarono alla chiusura di un fascicolo su due imprenditori brianzoli accusati di collaborazione con i servizi russi: la gup Angela Minerva li ha condannati rispettivamente a due anni e sei mesi e a due anni e due mesi di reclusione. In quell’indagine furono ricostruiti tentativi di mappare sistemi di videosorveglianza a Milano e Roma, offerte commerciali con installazione gratuita di dash cam e la raccolta di dossier su operatori della sicurezza elettronica.
Gli sviluppi dell’operazione romana dipenderanno dai riscontri tecnici sui dispositivi sequestrati e dagli esiti delle audizioni degli indagati. Le indagini sono condotte dal Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri.
