7 luglio 2026 – L’Associazione italiana editori ha ritirato nelle scorse settimane la richiesta di firmare una dichiarazione antifascista per partecipare a Più libri più liberi, la fiera romana della piccola e media editoria. La scelta è arrivata dopo che alcuni editori hanno rifiutato di sottoscrivere il documento.
L’associazione italiana editori torna sui suoi passi
La decisione è maturata dopo giorni di polemiche pubbliche e istituzionali: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha detto che l’iniziativa costituiva una forma di censura, e l’Aie ha quindi deciso di esaminare le sette domande rimaste incomplete.
Con un comunicato, l’organizzazione della fiera ha spiegato che l’autocertificazione era pensata per esplicitare concetti già presenti nello statuto e nel regolamento della manifestazione. “Trattandosi dell’esplicitazione di principi generali già richiamati nel regolamento della manifestazione, la fiera ha comunque deciso di prendere in considerazione anche queste“, si legge nella nota dell’organizzazione.
Più libri più liberi, parla la Presidente
La presidente di Più libri più liberi, Annamaria Malato, ha respinto le accuse di sottomissione politica e ha illustrato l’intento originario: “Nella nostra intenzione mai questa auto dichiarazione ha voluto essere una censura. Volevamo creare un clima di serenità. Mi pare di tutta evidenza che non ci siamo riusciti: la polemica è arrivata addirittura fino alla presidenza del Consiglio. Nemmeno nelle nostre notti più agitate potevamo immaginare qualcosa del genere. Visto che non si può non tener conto di tante posizioni, abbiamo pensato che l’anno prossimo rivedremo questa formula, la ripenseremo in modo da non generare tensione”
Malato ha inoltre precisato che, per la prossima edizione, i criteri di selezione saranno legati a ragioni logistico-editoriali e alla qualità del catalogo, non a valutazioni ideologiche.
Il pantentino antifascista
La misura che ha scatenato la controversia era stata introdotta originariamente per arginare le proteste nate dopo l’ammissione, nella precedente edizione, dello stand della casa editrice Passaggio al bosco, legata all’estrema destra.
La sospensione della richiesta ha annullato quella modalità di selezione, senza però cambiare le priorità pratiche della rassegna: gli spazi espositivi si ridurranno di circa venti stand rispetto all’anno precedente e la presidenza ha annunciato che verrà data precedenza agli “editori puri”, escludendo service editoriali o realtà che stampano pochi volumi e non hanno come attività principale il commercio librario.
Reazioni del mondo editoriale
Il presidente del Centro per il libro, Giuseppe Iannaccone, ha accolto positivamente la decisione e ha definito l’iniziativa originaria “un grave svarione in buona fede”. “Non posso non riconoscere da parte dell’Aie uno sforzo apprezzabile: mi pare che venga riconosciuto che quella dichiarazione non potesse costituire una patente di legittimità o un documento dirimente per partecipare a una fiera libraria, dove vige o dovrebbe vigere naturalmente il confronto democratico di idee e posizioni“, ha commentato Iannaccone, che nei giorni precedenti si era già detto perplesso sulla svolta burocratica.
Nel mondo editoriale la sequenza di eventi ha mostrato una rapida successione dalla formulazione della clausola all’esclusione pratica di alcune domande, fino alla mobilitazione pubblica e alla presa di posizione del principale sponsor pubblico del Salone. Questa serie di eventi ha portato a una ristrutturazione della linea organizzativa, con l’Aie che ha annunciato la volontà di ripensare la formula per le edizioni future e di concentrare la selezione su elementi misurabili e logistici.
