Il Cremlino è tornato ad attaccare Kiev dopo gli sviluppi giudiziari in Germania sul caso Nord Stream. Secondo Mosca, le contestazioni avanzate dalla Procura federale tedesca rafforzerebbero l’ipotesi di un coinvolgimento diretto delle autorità ucraine nel sabotaggio del gasdotto avvenuto nel 2022. Il portavoce Dmitry Peskov ha parlato apertamente di una conferma dell’“implicazione del regime di Kiev e dello Stato ucraino in attività terroristiche”, citando come bersaglio un’infrastruttura considerata critica per l’Unione europea. Peskov ha aggiunto che le informazioni rese note da Berlino coinciderebbero con elementi già in possesso della Russia fin dalle prime fasi dell’inchiesta.
L’inchiesta tedesca sul sabotaggio del Nord Stream
In Germania, nel frattempo, la Procura federale ha formalizzato accuse nei confronti di un ex ufficiale dell’esercito ucraino, indicato nei documenti come Serhii K secondo le norme sulla privacy. L’uomo è stato accusato davanti a un tribunale regionale di Amburgo di aver partecipato a un atto riconducibile a un crimine di guerra in relazione alle esplosioni del Nord Stream, sostenendo che avrebbe agito per conto di autorità statali ucraine. Secondo l’accusa, farebbe parte di un gruppo responsabile di un’operazione contro infrastrutture civili, con conseguente esplosione, distruzione di impianti e interruzione di servizi pubblici. L’imputato ha respinto ogni addebito.
Reazioni da Kiev
Le autorità ucraine hanno reagito con cautela alle contestazioni arrivate dalla Germania, sottolineando di non disporre ancora di elementi sufficienti per entrare nel merito delle accuse. Anche il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito di non aver ricevuto un quadro completo dell’atto d’accusa, rimandando ogni eventuale commento a una fase successiva di confronto tra le autorità dei due Paesi. Kiev ha quindi mantenuto una posizione attendista, lasciando aperta la necessità di ulteriori chiarimenti ufficiali prima di formulare una risposta strutturata alle indagini tedesche.
Nord Stream, l’impatto dell’esplosione del 2022
Le detonazioni che hanno danneggiato il Nord Stream risalgono a settembre 2022, a circa sette mesi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Gli attacchi hanno colpito in particolare il Nord Stream 1, infrastruttura chiave per il trasporto del gas russo verso l’Europa, e hanno danneggiato anche il Nord Stream 2 prima della sua entrata in funzione. Al momento dell’incidente, Mosca aveva già sospeso le forniture attraverso il primo gasdotto, attribuendo lo stop a sanzioni occidentali e problemi tecnici, mentre i governi europei accusavano la Russia di usare l’energia come strumento di pressione geopolitica.
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