Le parole di Giorgia Meloni contro i «tabù sul Quirinale» hanno riacceso il dibattito politico, ma dietro la discussione sul possibile approdo della premier al Colle si nasconde una partita più delicata: quella dell’asse tra Fratelli d’Italia e l’estrema destra di Roberto Vannacci. Il secondo mandato di Sergio Mattarella scadrà solo nel 2029, eppure l’ipotesi di una premier al Quirinale, mai realizzata nella storia repubblicana, sta già ridisegnando gli equilibri del centrodestra.
Le condizioni di Vannacci e la freddezza di Salvini
Intervistato da Radio Cusano, il generale Vannacci ha aperto alla candidatura di Meloni, ma ponendo paletti precisi: la premier dovrebbe imporre le preferenze nella legge elettorale, allontanarsi dall’agenda Draghi e prendere le distanze dalla Commissione Ue e dal Green Deal. Posizione opposta quella di Matteo Salvini, che ha smorzato l’entusiasmo sull’ipotesi Colle, preferendo immaginare Meloni ancora a Palazzo Chigi dopo le prossime elezioni, e mostrandosi indifferente sulla riforma elettorale.
La vera scommessa di Meloni
Al netto delle schermaglie, secondo l’analisi il disegno della premier sarebbe un altro: attrarre Vannacci, capace ormai di superare la Lega nei sondaggi, riconoscendolo come costola del proprio elettorato più radicale. Le recenti dichiarazioni tv sull’assenza di precedenti presidenti non di sinistra vengono lette come un tentativo di sdoganare culturalmente questa alleanza, ignorando figure come Leone, Segni o Gronchi, eletti anche grazie ai voti del Msi. La vera posta in gioco, dunque, non sarebbe tanto il Quirinale, quanto la costruzione di un’intesa stabile con Futuro Nazionale, passando innanzitutto dalla battaglia sulla legge elettorale, il cui voto alla Camera è slittato al 14 luglio.
