Frode carburanti nel Milanese, dove la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno eseguito il 1° luglio 2026 un sequestro di beni disposto dal gip del Tribunale di Milano su richiesta dell’Ufficio di Milano della Procura Europea. Il provvedimento ha imposto il vincolo su patrimoni per un valore che supera i 60 milioni di euro. L’atto si inserisce in un’inchiesta che ha ricostruito un sistema di frode fiscale sui carburanti attivo tra il 2023 e il 2025.
Secondo gli atti, il meccanismo ha sfruttato in modo anomalo il regime dell’Iva all’estrazione, che prevede il versamento dell’imposta al momento dell’uscita dei beni dal deposito Iva e calcola il dovuto su una stima dei quantitativi destinati alla commercializzazione. Gli investigatori del Comando provinciale della Guardia di Finanza, insieme al personale dell’ADM, hanno rilevato una sistematica sottostima delle quantità estratte: in quel periodo sarebbero stati immessi in consumo oltre 188 milioni di litri di diesel e benzina in evasione d’imposta, con un’Iva non versata superiore a 60 milioni di euro, come emerge dalla documentazione acquisita.
La maxi frode di carburanti nel Milanese
L’accertamento evidenzia che la sottostima all’uscita dal deposito Iva ha ridotto in modo artificiale il carico fiscale sull’intera filiera dei prodotti petroliferi. Questa dinamica ha prodotto un effetto cumulativo: il volume di oltre 188 milioni di litri immessi in consumo in evasione è indicato negli atti come fattore che ha amplificato l’impatto economico della frode.
I documenti richiamano anche le ricadute sul mercato: grazie alla riduzione dell’onere fiscale, l’azienda avrebbe potuto praticare prezzi inferiori rispetto alla media del settore, comprimendo i margini dei concorrenti legittimi. Secondo gli inquirenti, le forzature del regime hanno distorto la concorrenza.
Indagati e reati contestati
Al termine degli accertamenti, il rappresentante legale della società e due amministratori di fatto sono stati segnalati all’Ufficio di Milano della Procura Europea per il reato di dichiarazione infedele. La società è stata inoltre deferita per responsabilità amministrativa degli enti, come risulta dagli atti.
L’impianto accusatorio ruota attorno alla ricostruzione contabile delle estrazioni dai depositi Iva e alla corrispondente quantificazione dell’imposta dovuta. La stima dell’Iva non versata supera i 60 milioni di euro, valore assunto a riferimento per le misure patrimoniali.
Sequestri e perquisizioni nel Milanese
L’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie riconducibili alla società e agli indagati. Il valore complessivo corrisponde al profitto del reato, stimato in oltre 60 milioni di euro, con l’obiettivo di recuperare le somme ritenute sottratte all’Erario.
Negli atti è descritta anche la commercializzazione dei prodotti: le vendite avvenivano sia attraverso la rete di distributori stradali dell’azienda, le cosiddette pompe bianche, sia tramite cessioni ad altri operatori del settore. Le misure sono accompagnate da attività investigative in corso: perquisizioni sono in atto nei confronti degli indagati e risulta disposto il blocco delle disponibilità indicate nei provvedimenti.
