2 luglio 2026 – Dopo aver perso la battaglia davanti alla Corte Suprema sul diritto di cittadinanza per nascita, Donald Trump starebbe valutando una nuova strada per limitare il fenomeno del cosiddetto “birth tourism”: impedire l’ingresso negli Stati Uniti alle donne incinte straniere. A rivelarlo è Axios, secondo cui collaboratori del presidente e alleati del movimento Maga starebbero discutendo un “piano B” dopo la decisione dei giudici supremi, che ha bocciato il tentativo della Casa Bianca di restringere la cittadinanza automatica per i bambini nati sul suolo americano.
La proposta segnerebbe un cambio di strategia: non più intervenire direttamente sui diritti dei bambini nati negli Stati Uniti, ma limitare l’accesso al Paese delle madri straniere sospettate di voler partorire negli Usa per garantire al figlio la cittadinanza americana.
La sconfitta di Trump alla Corte Suprema
Il punto di partenza è la sentenza del 30 giugno 2026, con cui la Corte Suprema ha respinto l’ordine esecutivo di Trump sulla cittadinanza per nascita. Con una decisione 6-3, i giudici hanno riaffermato l’interpretazione ampia del 14esimo emendamento, secondo cui chi nasce negli Stati Uniti è cittadino americano, salvo eccezioni molto limitate.
L’amministrazione Trump aveva cercato di negare la cittadinanza automatica ai figli nati negli Usa da genitori senza cittadinanza americana o senza status permanente. Ma per la Corte una modifica di questo tipo non può essere imposta con un ordine presidenziale.
Il nuovo fronte di Trump: le donne incinte
Secondo Axios, dopo la sconfitta giudiziaria l’attenzione si è spostata sul “turismo della nascita”, cioè sui casi in cui donne straniere entrano negli Stati Uniti con l’obiettivo principale di partorire nel Paese e ottenere così la cittadinanza americana per il figlio.
La portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson ha dichiarato ad Axios che Trump resta “totalmente impegnato” a proteggere il valore della cittadinanza americana per nascita e che, dopo la sentenza, ha chiesto al Congresso di intervenire rapidamente. Il Dipartimento di Giustizia, ha aggiunto, darà priorità alle indagini sui casi di “birth tourism”.
Una linea confermata anche dal vice procuratore generale Colin McDonald, secondo cui molte di queste pratiche possono già rientrare in condotte vietate dalle leggi penali statunitensi, soprattutto quando alla base ci sono false dichiarazioni nelle richieste di visto, per esempio sullo scopo o sulla durata del viaggio.
Un fenomeno reale, ma limitato
Il governo americano non tiene un conteggio ufficiale dei bambini nati da genitori stranieri entrati nel Paese con visto temporaneo. Secondo le stime citate da Axios, però, i casi sarebbero tra 20mila e 26mila all’anno. Una cifra che va letta nel contesto generale: nel 2025 negli Stati Uniti sono nati circa 3,6 milioni di bambini, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention.
Questo significa che il “turismo della nascita”, pur esistente, rappresenta una quota molto ridotta del totale delle nascite. Ed è proprio su questo punto che si concentra una parte delle critiche: secondo diversi osservatori, la stretta rischierebbe di trasformare un fenomeno limitato in una nuova battaglia simbolica sull’immigrazione.
I precedenti e i rischi legali
La stretta sul birth tourism non nasce oggi. Già durante il primo mandato di Trump erano state introdotte regole più severe per permettere ai funzionari consolari di negare visti turistici alle donne sospettate di voler entrare negli Stati Uniti per partorire.
Il nuovo scenario, però, sarebbe più delicato. Bloccare l’ingresso alle donne incinte potrebbe aprire questioni giuridiche e politiche molto complesse, legate alla privacy, alla discriminazione e alla possibilità di sottoporre le viaggiatrici a controlli invasivi. Organizzazioni per i diritti civili e analisti legali temono che una misura del genere possa tradursi in una sorveglianza sproporzionata sui corpi delle donne e in controlli selettivi ai confini.
Per Trump, però, il tema resta centrale nella sua agenda sull’immigrazione. Dopo la bocciatura della Corte Suprema, la Casa Bianca sembra voler spostare la partita dal piano costituzionale a quello amministrativo e penale: non potendo cancellare per decreto la cittadinanza per nascita, l’obiettivo diventa impedire che alcune donne possano entrare nel Paese per partorire.
La battaglia, quindi, è tutt’altro che chiusa. La sentenza della Corte Suprema ha confermato il principio della cittadinanza automatica per nascita, ma ha anche aperto un nuovo fronte politico: quello su chi può varcare il confine americano e a quali condizioni.
