29 giugno 2026 – Uno studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics conclude che il pianeta Terra probabilmente non verrà inglobata dal Sole durante la fase di gigante rossa. La ricerca si basa su modelli aggiornati della perdita di massa stellare e della dissipazione mareale nelle fasi finali dell’evoluzione solare. Il risultato riorienta il dibattito rispetto a precedenti previsioni che davano per probabile la cattura della Terra, e si colloca tra osservazioni che includono l’identificazione di pianeti sopravvissuti attorno a nane bianche e le osservazioni dirette di sistemi come L2 Puppis.
Dati impiegati nello studio sul pianeta Terra
Come riportato su Wired Italia, lo studio ha confrontato due effetti che determinano l’orbita terrestre quando il Sole lascerà la sequenza principale tra circa cinque miliardi di anni: la perdita di massa della stella, che tende ad allargare le orbite, e il trascinamento mareale prodotto dall’involucro esteso della gigante rossa, che agisce in senso opposto.
I ricercatori hanno aggiornato i parametri della dissipazione mareale, ridimensionando l’efficacia con cui le forze di marea convertono energia orbitale in calore e quindi in decelerazione orbitale. In aggiunta sono stati introdotti modelli più dettagliati dei venti di massa nella fase di gigante rossa, con curve temporali di perdita di massa diverse da quelle comunemente adottate nelle ricostruzioni precedenti.
Per sostenere la revisione teorica, gli autori citano osservazioni dirette che mostrano pianeti o residui planetari attorno a stelle evolute. Tra gli esempi, i sistemi osservati con i telescopi Keck e il ritrovamento di corpi sopravvissuti attorno a nane bianche. In uno studio condotto dall’Università della California, Berkeley con i Keck sono stati individuati elementi compatibili con la sopravvivenza di un pianeta roccioso a migliaia di anni luce di distanza. L2 Puppis, a circa 209 anni luce, è stato usato nello studio come esempio osservativo per calibrare la perdita di massa e verificare come la dinamica orbitale risponda a condizioni reali.
Implicazioni per il pianeta Terra e il sistema solare
Secondo i modelli presentati, se la perdita di massa solare dovesse seguire le traiettorie più favorevoli, la riduzione della forza gravitazionale potrebbe spingere la Terra su un’orbita più esterna più rapidamente di quanto le maree riescano a rallentarla. In quel caso la Terra eviterebbe l’inglobamento negli strati esterni della gigante rossa, pur attraversando una lunga fase di inabitabilità dovuta all’aumento di luminosità e temperatura molto prima della trasformazione definitiva del Sole.
Lo studio non elimina però l’incertezza: gli autori avvertono che variazioni nei tassi di perdita di massa, nella struttura interna della stella e nella modellizzazione della dissipazione mareale potrebbero portare a una situazione in cui il trascinamento mareale prevale e conduce alla distruzione del pianeta.
I risultati confermano inoltre osservazioni sulle fasi finali di stelle di massa simile al Sole: in alcuni sistemi si verificano detriti e frammenti che mostrano l’interazione violenta tra stelle evolute e corpi minori, mentre in altri casi oggetti di massa planetaria sembrano sopravvivere attorno a nane bianche. Nel lavoro si usa L2 Puppis come prova che la perdita di massa può avere ampiezza rilevante e che, in certe condizioni, l’effetto che spinge le orbite verso l’esterno può avere il sopravvento sulle forze mareali.
Conseguenze pratiche e limiti della ricerca
Sul piano dell’orizzonte umano le conclusioni non cambiano: l’aumento di luminosità del Sole renderà la Terra inabitabile su scala di miliardi di anni, periodo in cui processi climatici e atmosferici comprometteranno le condizioni per la biosfera. Allo stesso tempo, la ricerca rivede le prospettive sul destino finale del pianeta da un punto di vista puramente meccanico: sopravvivenza dell’orbita oppure inglobamento.
I limiti principali segnalati dagli autori riguardano la sensibilità dei risultati a parametri stellari ancora poco vincolati: profili temporali dei venti stellari nella fase di espansione, comportamento non lineare della dissipazione mareale in un involucro espanso e l’interazione dinamica con gli altri corpi del sistema
Lo studio è stato pubblicato su Astronomy & Astrophysics il 29 giugno 2026 e nasce dal confronto diretto tra modelli teorici aggiornati e casi osservativi come L2 Puppis e le rilevazioni condotte con i telescopi Keck.
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