Il presidente russo Vladimir Putin ha ammesso pubblicamente che il Paese sta affrontando “una certa carenza” di carburante, sebbene abbia precisato che la situazione non è ancora critica. Le difficoltà logistiche e di approvvigionamento sono la diretta conseguenza dei ripetuti e sistematici attacchi dei droni ucraini che, nel corso di una guerra giunta ormai al suo quarto anno, hanno preso di mira le principali infrastrutture energetiche e le raffinerie della Federazione Russa. Per arginare l’emergenza, il Cremlino ha istituito una task force speciale incaricata di garantire la continuità delle forniture interne.
Code ai distributori e l’ipotesi del blocco totale delle esportazioni valutato da Putin
Durante una riunione con gli alti funzionari dello Stato, Putin ha evidenziato come i disagi per gli automobilisti e per le imprese siano evidenti, confermando la presenza di lunghe code alle stazioni di servizio. Attualmente le riserve strategiche di benzina ammontano a 1,7 milioni di tonnellate e Mosca confida in un incremento della produzione nel mese di luglio. Tuttavia, per tutelare il mercato nazionale e difendere il comparto agroindustriale in vista dei raccolti stagionali, il leader russo ha confermato che il governo sta valutando l’introduzione di un divieto totale all’esportazione di gasolio verso l’estero.
I retroscena diplomatici e i colloqui in stallo con Washington e Kiev
Sul fronte geopolitico e diplomatico, Putin ha rilasciato importanti dichiarazioni ai media statali, spiegando che la Russia resta aperta alla ripresa dei negoziati con l’amministrazione degli Stati Uniti sui dossier strategici affrontati lo scorso anno ad Anchorage. Tali colloqui, tuttavia, rimangono congelati fino alla risoluzione della fase finale della crisi iraniana. Il capo del Cremlino ha inoltre rivelato di aver ricevuto proposte da Kiev per una tregua bilaterale mirata a cessare i raid in profondità, limitando le ostilità solo alle aree di Kherson, Zaporizhia, Donetsk e Luhansk; un’opzione che Mosca guarda con diffidenza, rivendicando la maggiore potenza dei propri attacchi di rappresaglia.
