26 giugno 2026 – È emerso che Volkswagen potrebbe tagliare fino a 100mila posti di lavoro nel mondo nei prossimi anni. La cifra sarebbe il doppio rispetto alle 50mila uscite che l’amministratore delegato Oliver Blume ha annunciato a marzo, con scadenza indicata entro il 2030. Presentato durante l’ultimo consiglio di gestione, il piano dovrebbe arrivare il 9 luglio al consiglio di sorveglianza e punta a inasprire la politica di risparmio del gruppo: Volkswagen, che oggi conta circa 657mila dipendenti, mira a ridurre i costi fissi di 11 miliardi entro il 2030 e a tagliare gli investimenti di circa il 15% nei prossimi cinque anni, portandoli a 130 miliardi di euro.
Volkswagen, cosa sta succedendo
Volkswagen dispone di un portafoglio di marchi e controllate che, secondo Manager Magazin, verrebbero riorganizzati per raggiungere l’obiettivo degli 11 miliardi di risparmi entro il 2030.
Un portavoce, citato dalle agenzie internazionali, ha spiegato che “questi temi sono oggetto di discussione da parte degli organi competenti” e che non è possibile anticipare l’esito del processo. Lo stesso portavoce ha aggiunto: “l’intero gruppo, compresi i suoi marchi e le sue controllate, deve affrontare una profonda trasformazione”.
Stabilimenti tedeschi segnalati per possibile chiusura
Dalla Germania arrivano elementi contrastanti: da un lato la necessità del management di comprimere costi e investimenti; dall’altro la presenza di garanzie contrattuali e rappresentanze sindacali forti che possono rallentare o modificare il disegno. Manager Magazin indica quattro impianti considerati a rischio chiusura: tre stabilimenti Volkswagen – Hannover, Zwickau ed Emden – e lo stabilimento Audi di Neckarsulm. Non è stata fornita una data precisa per eventuali chiusure; il timing è descritto come a medio termine. La riorganizzazione proposta incontra vincoli contrattuali che complicano gli interventi. In Germania è in vigore, fino almeno al 2030, un accordo di tutela dell’occupazione firmato con il sindacato IG Metall; questa clausola può rendere più difficile intervenire rapidamente sugli stabilimenti dove le rappresentanze dei lavoratori hanno peso istituzionale.
Tra le cause, la concorrenza cinese
Volkswagen indica come cause della situazione la transizione verso l’elettrico, una concorrenza cinese più aggressiva e il rallentamento della domanda europea e margini da migliorare. La concorrenza cinese perà è tra le cause principali della crisi. Nel 2025 gli utili netti di Volkswagen sono calati di quasi la metà, a 6,9 miliardi di euro, anche perché in Cina il gruppo è stato superato da BYD e Geely.
Nel primo trimestre del 2026 le vendite cinesi sono scese del 15%, quelle americane del 20%, penalizzate dai dazi. Nel frattempo i produttori cinesi, alle prese con un mercato interno saturo, si stanno espandendo in Europa con l’obiettivo di costruire fabbriche locali per aggirare i dazi, portando la pressione competitiva direttamente in casa di Wolfsburg. Dall’iniseme di questi fattori deriverebbe la scelta di mettere la riduzione dei costi al centro della strategia industriale
