Doveva essere un progetto sperimentale per testare un nuovo modello linguistico sviluppato in Italia, ma nel giro di pochi giorni si è trasformato in uno dei casi più discussi del web. Emma-5, il chatbot creato dalla società romana Egomnia, è stato sommerso da screenshot virali, risposte assurde e polemiche, fino alla decisione di sospenderne temporaneamente l’accesso. Dopo oltre 60.000 conversazioni registrate, l’azienda ha annunciato lo stop del servizio e l’avvio della ricerca di nuovi tester per la futura versione Emma-6.
Dalle prime chat agli errori diventati virali
Fin dal debutto, Emma-5 ha attirato l’attenzione degli utenti per una serie di risposte sbagliate che hanno rapidamente iniziato a circolare sui social network. Molti hanno paragonato il chatbot ai sistemi di intelligenza artificiale più noti, come ChatGPT, ma i risultati ottenuti sono stati molto diversi.
Tra gli esempi condivisi online figurano affermazioni palesemente errate, come operazioni matematiche sbagliate, animali dotati di capacità impossibili (cani volanti, per esempio) e risposte considerate inappropriate o potenzialmente pericolose. Su X, in particolare, si sono moltiplicati screenshot e battute che hanno trasformato Emma in un fenomeno virale.
Basta digitare il nome del chatbot nella barra di ricerca per trovare decine di conversazioni surreali. Alcuni utenti hanno mostrato risposte secondo cui un chilogrammo di pane peserebbe più di un chilogrammo di piume, mentre altri hanno condiviso dialoghi nei quali il sistema forniva informazioni completamente inventate.
Le risposte di Emma-5 che hanno alimentato le polemiche
Con il passare delle ore, le conversazioni pubblicate dagli utenti hanno assunto toni sempre più paradossali. In alcuni casi Emma ha associato a Donald Trump caratteristiche mai esistite, mentre in altri ha fornito spiegazioni prive di qualsiasi fondamento logico.
Particolarmente discussi sono stati alcuni scambi relativi a temi delicati, che hanno suscitato preoccupazione tra gli utenti. Altre risposte hanno invece mostrato evidenti problemi nella gestione delle informazioni storiche e culturali.
Persino domande molto semplici sembravano mettere in difficoltà il sistema. Alla richiesta di indicare l’autrice della saga di Harry Potter, il chatbot è riuscito inizialmente a citare correttamente J.K. Rowling, salvo poi aggiungere informazioni errate attribuendo opere inesistenti a J. R. R. Tolkien. In un altro caso, interrogato sull’altezza della Tour Eiffel, ha fornito misure tra loro incompatibili.
Il progetto di Egomnia e l’obiettivo iniziale
Emma è stata sviluppata da Egomnia, azienda che si presenta come software house e società di consulenza. Sul proprio sito il gruppo descriveva il progetto come una famiglia di modelli linguistici addestrati da zero per il mercato italiano, con l’obiettivo di offrire una soluzione open source e orientata alla sovranità tecnologica.
Secondo le informazioni diffuse prima della sospensione, Emma era stata progettata come alternativa trasparente e personalizzabile destinata ad aziende, istituzioni e sviluppatori. Tuttavia la pagina dedicata al progetto è successivamente scomparsa dal sito.
La difesa del fondatore Matteo Achilli
Di fronte all’ondata di critiche, è intervenuto il fondatore di Egomnia, Matteo Achilli. Attraverso i social ha spiegato che Emma-5 era un modello con risorse limitate e che molte delle domande poste dagli utenti non rientravano negli utilizzi previsti.
Achilli ha invitato a usare il chatbot soprattutto per attività creative, come la scrittura di poesie, canzoni o l’elaborazione di testi, evitando invece quesiti matematici, domande trabocchetto o richieste pensate per mettere in difficoltà il sistema.
L’imprenditore, nato nel 1992, è noto per aver fondato Egomnia e per essere stato inserito nel 2014 dalla BBC nella lista dei potenziali futuri miliardari. Secondo i dati di bilancio del 2025, la società ha registrato ricavi superiori a 1,2 milioni di euro.
La sospensione di Emma-5 e l’arrivo di Emma-6
L’enorme attenzione ricevuta dal chatbot ha portato però a una conseguenza inattesa. Nelle scorse ore il sito è diventato irraggiungibile per molti utenti, mostrando errori di connessione o pagine non disponibili.
Successivamente è arrivato l’annuncio ufficiale. In apertura della piattaforma compare un messaggio che ringrazia gli utenti per le oltre 60.000 chat effettuate e comunica la sospensione temporanea del servizio.
Secondo Egomnia, il modello era stato distribuito con finalità esclusivamente esplorative e sperimentali, ma l’utilizzo reale da parte del pubblico si sarebbe discostato dagli obiettivi del test. L’azienda sostiene comunque di aver raccolto dati sufficienti per continuare lo sviluppo della prossima generazione del sistema e ha già avviato la selezione dei tester interessati a provare Emma-6.
Perché Emma-5 commetteva così tanti errori?
Dietro le difficoltà mostrate dal chatbot ci sarebbe soprattutto una questione tecnica. Diverse analisi hanno evidenziato come Emma-5 disponesse di una capacità molto inferiore rispetto ai principali modelli internazionali.
Il parametro più citato è quello relativo al numero di parametri del modello, uno degli indicatori utilizzati per valutare la complessità e la potenza di un sistema di intelligenza artificiale. Mentre piattaforme come ChatGPT o Gemini operano con centinaia o addirittura migliaia di miliardi di parametri, Emma-5 si fermava a circa 550,4 milioni.
Una differenza enorme che contribuisce a spiegare perché il chatbot italiano fosse più soggetto a errori, allucinazioni e informazioni inventate. Pur essendo stato presentato come un progetto sperimentale, il confronto con le soluzioni più avanzate del settore si è rivelato inevitabile.
Un esperimento che ha fatto discutere tutta la rete
Nel giro di appena cinque giorni Emma-5 è riuscita a ottenere una notorietà che pochi progetti sperimentali possono vantare. Non per le sue prestazioni, però, ma per la quantità di meme, screenshot e discussioni generate online.
Ora il modello è stato messo in pausa, ma il caso ha acceso i riflettori sulle difficoltà di sviluppare un’intelligenza artificiale competitiva e interamente italiana. La prossima sfida per Egomnia sarà dimostrare che Emma-6 saprà fare molto meglio della versione precedente e che il clamore di questi giorni potrà trasformarsi in un punto di partenza anziché in un limite.
