Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, ribadendo la posizione dell’Italia nel conflitto che nelle ultime settimane ha coinvolto Iran, Israele e Stati Uniti. Al termine della conversazione, il vicepremier ha affidato a un messaggio pubblicato su X il contenuto del confronto, sottolineando che l’Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare contro l’Iran e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi presenti sul territorio nazionale per azioni di guerra, nel pieno rispetto dei trattati internazionali con gli Stati Uniti.
La telefonata si inserisce in una fase particolarmente delicata, segnata dal recente cessate il fuoco tra le parti e dai tentativi della comunità internazionale di favorire una de-escalation della crisi, dopo settimane di combattimenti che hanno alimentato forti timori per la sicurezza dell’intera regione e per gli equilibri dei mercati energetici.
Perché Tajani ha ribadito il ruolo dell’Italia ad Araghchi
Le parole del ministro arrivano dopo giorni in cui il possibile coinvolgimento dell’Italia era finito al centro del dibattito politico e diplomatico. In particolare, l’attenzione si era concentrata sull’eventuale utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Italia durante le operazioni contro l’Iran.
Con il colloquio diretto con Araghchi, Tajani ha voluto chiarire in modo esplicito la posizione italiana, ribadendo che Roma non ha partecipato alle operazioni militari e non ha concesso l’impiego delle proprie basi per attacchi contro Teheran. Una precisazione che si inserisce nella linea seguita dal governo italiano fin dall’inizio della crisi, improntata al sostegno della via diplomatica e alla tutela della stabilità regionale.
L’appello per la piena riapertura dello Stretto di Hormuz
Nel corso della telefonata, Tajani ha affrontato anche il tema dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio e gas naturale.
Il ministro ha chiesto che si torni a una piena apertura dello Stretto, favorendo il passaggio delle navi cargo italiane ancora bloccate e garantendo la libertà di navigazione. La riapertura della rotta marittima è considerata una priorità anche per limitare gli effetti della crisi sui costi dell’energia, dei trasporti e sull’export italiano.
Proprio nei giorni scorsi Tajani aveva riunito alla Farnesina le principali associazioni del mondo produttivo, insieme a ICE, SIMEST, SACE e agli ambasciatori italiani nell’area mediorientale, per valutare l’impatto della crisi sull’economia nazionale e predisporre eventuali misure di sostegno alle imprese maggiormente esposte.
La riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran
Un altro punto affrontato dal ministro riguarda la riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran, che Tajani ha definito un “forte segnale di dialogo” anche in vista della futura ripresa dei rapporti economici e culturali tra i due Paesi.
La riattivazione della sede diplomatica era stata annunciata dal governo nei giorni scorsi, dopo il miglioramento del quadro della sicurezza. Contestualmente è stata prevista anche la riapertura degli uffici dell’ICE, con l’obiettivo di accompagnare una graduale normalizzazione delle relazioni bilaterali.
La linea italiana: dialogo e tutela degli interessi economici
La telefonata tra Tajani e Araghchi conferma la strategia perseguita dall’Italia durante tutta la crisi: mantenere aperti i canali diplomatici, sostenere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e tutelare gli interessi economici italiani in un’area strategica per l’approvvigionamento energetico e per il commercio internazionale.
La riapertura dell’ambasciata, il ritorno progressivo del personale diplomatico a Teheran e il confronto costante con il sistema produttivo rappresentano i principali tasselli di questa strategia, mentre Roma continua a sostenere ogni iniziativa volta a consolidare la tregua e favorire una stabilizzazione duratura della regione.
