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Duplice omicidio a Camaiore, il giovane Mirko si era rivolto a un consultorio

Oltre al 24enne è stata uccisa anche la madre, Kety Andreoni, di 63 anni. Il padre, Piero Moriconi, è stato fermato dalle forze dell'ordine e attualmente si trova in una struttura penitenziaria a Lucca

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Camaiore, uccide moglie e figlio a fucilate: arrestato 63enne

ANSA/ROY LEPORE

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Un duplice omicidio avvenuto nel territorio di Camaiore, in provincia di Lucca, ha riacceso l’attenzione su una vicenda familiare segnata da tensioni profonde e di lunga data. A perdere la vita sono stati una donna di 51 anni, Kety Andreoni, e il figlio 24enne Mirko Moriconi, uccisi a colpi di fucile da caccia. Il responsabile del gesto è Piero Moriconi, muratore di 63 anni e padre della giovane vittima, che dopo gli spari è stato fermato dalle forze dell’ordine.

Il fermo e la ricostruzione degli inquirenti

L’uomo è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria nella serata dell’omicidio e ha trascorso la notte nel carcere di Lucca. Dopo essere stato ascoltato dai carabinieri, è stato trasferito dalla caserma di Camaiore alla struttura penitenziaria. Le indagini, coordinate dalla pm Elena Leone, stanno ricostruendo nel dettaglio la dinamica dei fatti e il contesto familiare in cui sarebbe maturata la tragedia.

Secondo quanto emerso, da tempo all’interno della famiglia erano presenti forti conflitti, destinati a degenerare fino all’esplosione di violenza avvenuta nel pomeriggio del 24 giugno.

Le tensioni familiari e il rapporto difficile con il figlio

Dalle ricostruzioni investigative emerge un quadro familiare caratterizzato da attriti crescenti nel corso degli anni. Uno degli elementi centrali della vicenda sarebbe stata la mancata accettazione, da parte del padre, dell’omosessualità del figlio Mirko.

Il giovane lavorava come cameriere e coltivava anche la passione per il canto amatoriale. La madre, Kety Andreoni, secondo quanto ricostruito, avrebbe in qualche modo sostenuto le scelte del figlio, creando però ulteriori frizioni all’interno del nucleo familiare. Nel tempo, queste tensioni si sarebbero intensificate fino a sfociare nell’epilogo tragico.

Gli ultimi momenti prima della tragedia

Nel momento in cui i familiari sono accorsi dopo aver udito gli spari, Piero Moriconi avrebbe pronunciato una frase significativa: “Mi sono liberato”. Un’espressione che, secondo quanto riferito, sarebbe stata rivolta ai parenti presenti e interpretata dagli inquirenti come una sorta di giustificazione immediata del gesto compiuto.

Chi erano Kety Andreoni e Mirko Moriconi?

Kety Andreoni lavorava in una casa di riposo per anziani e, come ricordato da suor Faustina, responsabile della struttura, “era la migliore collaboratrice, lavorava lì da parecchio tempo, era stata assunta alla fine degli anni ’90”. La religiosa ha aggiunto: “Era bravissima e cordiale, aveva un buon rapporto con le colleghe ed anche con tutti noi – dice la religiosa -. Non avremmo mai pensato ad una tragedia del genere”.

Le tensioni familiari, secondo le testimonianze, si sarebbero intensificate anche in tempi recenti, in concomitanza con i problemi di salute del figlio Mirko, che aveva richiesto un ricovero ospedaliero.

Il 24enne lavorava da quattro anni in un locale di Viareggio, il Carpe Diem, dove era molto conosciuto. I titolari lo ricordano con affetto: “Mirko lavorava da noi da quattro anni – ricordano nel locale Carpe Diem a Viareggio – Ci eravamo affezionati, quando serviva fa i tavoli a volte si fermava a cantare con i clienti, perché questa era la sua grande passione”. Il giovane, infatti, si esibiva talvolta in karaoke per intrattenere la clientela e integrare il proprio stipendio.

Il legame con il consultorio transgenere di Torre del Lago

A emergere, nelle ore successive alla tragedia, è anche un ricordo legato al percorso personale di Mirko. Il 24enne, in passato, avrebbe infatti chiesto consigli al consultorio transgenere di Torre del Lago, nel comune di Viareggio. A riferirlo è Regina Satariano, responsabile della struttura.

La donna ha raccontato come, vedendo sui social la foto del ragazzo dopo quanto accaduto, il pensiero sia immediatamente tornato a lui. Ha sottolineato inoltre l’importanza di rivolgersi a strutture specializzate per ricevere supporto e orientamento nei percorsi personali, ricordando che il consultorio è aperto a persone dai 18 anni in su e offre ascolto e assistenza.

Nel suo intervento, Satariano ha voluto rivolgere anche un messaggio ai genitori, invitandoli a cercare confronto e supporto nei casi di difficoltà legati all’accettazione dell’orientamento sessuale dei figli. Ha ribadito come nessuna incomprensione possa giustificare la violenza e la perdita di una vita umana.

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