Un “disastro comunicativo“. È il giudizio con cui l’analista della comunicazione Patrick Facciolo ha commentato la gestione da parte di Giorgia Meloni del caso esploso il 19 giugno 2026, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in collegamento televisivo che la premier lo avrebbe “implorato” per una foto al G7. In un video diffuso sui social, Facciolo critica la strategia comunicativa di Palazzo Chigi e sostiene che la presidente del Consiglio abbia cercato “in tutti i modi” l’attenzione del tycoon, con un linguaggio del corpo che, a suo avviso, ha finito per rendere credibile la versione del presidente americano.
Il caso nato dalle parole di Trump a La7
L’analisi si innesta su un episodio preciso. In un’intervista telefonica con la trasmissione “L’Aria che tira” su La7, Trump ha parlato del colloquio avuto con Meloni al G7 di Evian sostenendo: “Mi ha implorato di fare una foto con lei“. Il presidente americano ha aggiunto che l’avrebbe anche evitata, ma che gli sarebbe “dispiaciuto” per la premier. Le dichiarazioni hanno immediatamente suscitato reazioni, inserendosi nelle tensioni che nei mesi precedenti avevano incrinato il rapporto tra i due leader.
La replica della premier è arrivata con un video. Meloni ha definito le affermazioni di Trump “totalmente inventate“, dicendosi “francamente allibita” e affermando: “Io e l’Italia non imploriamo mai“.
Il linguaggio del corpo al G7 secondo l’esperto
Il cuore della tesi di Facciolo riguarda la coerenza tra parole e comportamento non verbale. Secondo l’analista, già durante il vertice il corpo della premier “raccontava molto“: Meloni avrebbe orientato in modo ostentato la propria comunicazione verso Trump, cercando feedback e riconoscimento, mentre il presidente americano disperdeva lo sguardo e non restituiva segnali chiari di assenso.
È questo, sostiene Facciolo, a rendere la versione di Trump “comunicativamente credibile“: non una prova, ma un racconto che il linguaggio del corpo “coopera” a rendere plausibile. “Il corpo lo racconta meglio di diecimila parole“, è la sintesi dell’esperto, che legge anche la scelta dell’inquadratura dal basso nel video di replica come un tentativo di proiettare dominanza, “il reciproco” di quanto osservato al vertice.
Il nodo della congruenza comunicativa
Per Facciolo l’errore di fondo è strategico e risale a una linea ambigua tenuta “dopo il referendum”. L’analista contesta al governo di aver voluto “tenere un piede in due scarpe“: comunicare distanza da Trump sul fronte interno e cercarne invece la legittimazione nei contatti diretti. “La comunicazione efficace vive di congruenza“, afferma, sostenendo che parole, corpo, contesto e strategia debbano andare nella stessa direzione.
Da qui anche la lettura politica dell’esperto, secondo cui una strategia comunicativa diventata, a suo dire, “un disastro che cammina” finirebbe per favorire forze concorrenti nello stesso campo: “State regalando voti a Vannacci“, è l’accusa rivolta all’esecutivo. Quanto alla frase simbolo della replica — “Io e l’Italia non imploriamo mai” — Facciolo la giudica un ulteriore passo falso: una negazione che, anziché chiudere la questione, rilancerebbe “proprio il frame da cui vorrebbe uscire“.
La replica di Meloni e le reazioni istituzionali
Sul piano dei fatti, la presidente del Consiglio ha respinto integralmente la ricostruzione di Trump e ha ricevuto sostegno trasversale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato Meloni per esprimerle solidarietà, mentre il vicepremier Antonio Tajani e il governatore della Lombardia Attilio Fontana hanno annullato i viaggi previsti negli Stati Uniti. Solidarietà è arrivata anche dal premier spagnolo Pedro Sanchez.
Il caso resta aperto sul piano diplomatico. Il presidente francese Emmanuel Macron, dicendosi sorpreso, ha annunciato che ne avrebbe parlato con Meloni al vertice di Antibes del 25 giugno: un appuntamento che peserà nella verifica di quanto la vicenda inciderà sui rapporti tra Roma e i partner occidentali.
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