Negli ultimi anni Vincenzo Musacchio, professore associato al RIACS della Rutgers University di Newark, ha detto che l’intelligenza artificiale ha cambiato il modo in cui operano le organizzazioni criminali.
Ha detto che la rivoluzione passa per modelli generativi e sistemi predittivi capaci di produrre audio e video falsi e di automatizzare transazioni finanziarie.
Il professore ha affermato che queste tecnologie possono anche mappare i movimenti delle forze dell’ordine, ridurre il valore del controllo fisico del territorio e aprire nuove rotte per riciclaggio, estorsione e manipolazione dell’opinione pubblica.
L’intervista con il docente associato al RIACS di Newark non riporta una data precisa. Musacchio ha spiegato che le organizzazioni criminali non dipendono più dalla presenza fisica sul territorio per esercitare potere e controllo: l’uso di modelli generativi e sistemi predittivi estende le capacità operative oltre i confini tradizionali.
Come cambiano i reati: deepfake, riciclaggio e predittività
Musacchio indica tre ambiti in cui l‘IA ha già modificato il rischio criminale: la fabbricazione di prove false , l’automazione del riciclaggio tramite transazioni frazionate in criptovalute e l’uso di sistemi predittivi per anticipare mosse investigative. I nuovi software permettono di «clonare la voce» con pochi secondi di campione e di creare video difficili da distinguere dall’originale, strumenti impiegabili per ricatti mirati a manager, magistrati o giornalisti.
Ha aggiunto che sistemi di machine learning possono analizzare in tempo reale flussi finanziari e lacune normative in molte giurisdizioni, generando automaticamente contratti, fatture e bilanci tarati per eludere gli algoritmi antiriciclaggio.
Anche lo scienziato Yoshua Bengio ha avvertito: «L’intelligenza artificiale potrebbe minacciare le fondamenta stesse della solidarietà umana».
Riciclaggio digitale e alleanze con i cybercriminali
Secondo Musacchio il riciclaggio sta passando da operazione manuale e lenta a un flusso continuo di micro-operazioni: bot automatizzati su piattaforme DeFi, conversioni istantanee e migliaia di transazioni simultanee complicano il tracciamento umano e quello degli strumenti antiriciclaggio tradizionali. L’IA può generare documentazione contabile apparentemente coerente per superare i controlli.
Le mafie, dice il professore, ampliano alleanze con esperti di cybercrimine e investono in algoritmi capaci di mutare codice e comportamenti per sfuggire a controlli automatizzati e antivirus. Questo facilita estorsioni via malware contro infrastrutture critiche e richieste di riscatto in criptovalute, con minore necessità di presenza fisica rispetto alle modalità criminali tradizionali.
Musacchio spiega che mentre le forze dell’ordine impiegano algoritmi per prevenire i reati, i clan usano modelli predittivi alimentati con dati storici su sequestri, rotte commerciali e turni di controllo per identificare rotte e hub logistici più favorevoli e ottimizzare tecniche per evitare intercettazioni.
Le misure tecniche e procedurali suggerite
Per contrastare questa tendenza Musacchio chiede interventi tecnologici e procedurali: sviluppo di sistemi in grado di rilevare anomalie microscopiche nei flussi finanziari e nei dati di rete; scambio istantaneo di informazioni tra magistrature e forze di polizia; blindatura informatica delle infrastrutture pubbliche; monitoraggio dello sviluppo del software nel dark web. Avverte che senza questi interventi la vulnerabilità degli apparati istituzionali aumenterà.
Ha invitato a una risposta coordinata e ha chiesto l’adozione di strumenti tecnici capaci di tracciare le anomalie nelle transazioni e di monitorare le reti dove nascono gli strumenti criminali.
