La Spagna si colloca al terzo posto nell’Unione europea per numero di domande di protezione internazionale, dietro Germania e Francia, ma allo stesso tempo risulta tra i Paesi con il tasso di riconoscimento più basso. È quanto emerge dal rapporto “Le persone rifugiate in Spagna e in Europa”, pubblicato dalla Commissione spagnola di aiuto ai rifugiati (Cear), che fotografa l’andamento del 2025 nel contesto europeo.
Secondo il rapporto Cear, Madrid ha registrato 144.396 richieste di asilo nel 2025, in calo del 13,7% rispetto all’anno precedente, ma il tasso di concessione della protezione internazionale si è fermato all’11,2%, oltre sette punti in meno rispetto al 2024 e ben al di sotto della media Ue indicata da Eurostat, pari al 35%. Questo dato colloca la Spagna al penultimo posto nell’Unione europea, davanti soltanto a Croazia e Cipro.
Il sistema spagnolo e la lettura della normativa nazionale
Secondo il direttore della Cear, Mauricio Valiente, la forte restrizione nei riconoscimenti sarebbe legata anche al modello normativo spagnolo, che affianca alla protezione internazionale la possibilità di regolarizzazione tramite la legge sugli stranieri. Questo assetto, spiega l’organizzazione nel suo rapporto, avrebbe storicamente portato a una lettura più limitata dello strumento dell’asilo.
I principali richiedenti protezione in Spagna nel 2025, sempre secondo il rapporto Cear, provengono da Colombia, Perù e Senegal, in un contesto in cui il sistema di accoglienza nazionale appare strutturalmente selettivo rispetto alla media europea.
Italia, Spagna, Francia e Germania al centro dei flussi secondo Eurostat
Il quadro complessivo dell’Unione europea emerge dai dati Eurostat aggiornati a febbraio 2026. Le statistiche mostrano che Italia, Spagna, Francia e Germania concentrano da sole circa il 77% di tutte le prime domande di asilo presentate nell’Ue.
Nel dettaglio, Eurostat rileva che l’Italia è il primo Paese per numero di richieste con 10.560 domande, seguita da Spagna con 10.410, Francia e Germania. Si tratta di un equilibrio che conferma come la pressione migratoria resti fortemente concentrata su pochi Stati membri, nonostante le politiche europee di redistribuzione.
L’Italia tra i Paesi più esposti alle richieste di asilo inevase
Sempre secondo Eurostat, il tema più critico riguarda però le pratiche in sospeso. Alla fine di febbraio 2026 nell’Unione europea risultavano circa 1,2 milioni di richieste di asilo ancora in attesa di una decisione definitiva, con un aumento dell’1% rispetto al mese precedente.
In questo contesto la Germania guida la classifica con 291.245 pratiche pendenti, seguita dalla Spagna con 251.140 e dall’Italia con 237.485 richieste ancora da esaminare. Eurostat segnala che il dato italiano è da considerarsi con una qualità statistica inferiore, ma conferma comunque il forte carico amministrativo che grava sul sistema nazionale.
Minori non accompagnati e pressione sui sistemi di accoglienza
Un ulteriore elemento evidenziato sempre dai dati Eurostat riguarda i minori non accompagnati. Nel solo mese di febbraio 2026 sono stati 1.015 i giovani che hanno presentato domanda di protezione internazionale nell’Ue.
Tra i principali Paesi di accoglienza figurano Germania, Spagna, Paesi Bassi, Francia e Grecia, mentre le principali nazionalità di origine includono Somalia, Venezuela, Afghanistan, Egitto e Guinea. Anche in questo caso, la pressione risulta concentrata sugli stessi Stati già al centro dei flussi complessivi.
Calano le richieste di asilo, ma il sistema è ancora sotto pressione
Il bollettino Eurostat evidenzia anche un calo generale delle richieste rispetto agli anni precedenti. A febbraio 2026 le prime domande sono state 46.420, in diminuzione del 21% rispetto allo stesso mese del 2025 e del 9% rispetto a gennaio 2026.
Nonostante il calo, la struttura dei flussi resta stabile, con Venezuela e Afghanistan tra i principali Paesi di origine. Eurostat sottolinea inoltre come il sistema europeo resti sotto pressione, con livelli ancora elevati di richieste accumulate nel tempo.
Parallelamente ai dati sull’asilo, l’agenzia europea Frontex registra una diminuzione significativa dei flussi irregolari. Secondo le rilevazioni pubblicate a maggio 2026, gli ingressi non autorizzati nell’Unione sono calati del 40% nei primi mesi dell’anno.
Lo stesso report evidenzia però un aumento delle attività di controllo: i respingimenti alle frontiere esterne sono cresciuti del 7,1%, mentre i rimpatri effettivi sono aumentati del 20,9%, segnalando un irrigidimento generale delle politiche migratorie europee.
Le nuove linee politiche sulla migrazione
Sul fronte politico, una dichiarazione del Consiglio d’Europa del 15 maggio ha ribadito il diritto sovrano degli Stati a regolare l’ingresso dei cittadini stranieri e a sviluppare nuovi strumenti per la gestione dei flussi migratori, inclusi hub di rimpatrio in Paesi terzi.
Secondo il documento, queste misure rientrano in una più ampia strategia di controllo della migrazione irregolare, che si inserisce nel quadro delle politiche europee di contenimento dei flussi.
Ulteriori sviluppi arrivano dal Parlamento europeo, che il 26 marzo ha approvato un regolamento sui rimpatri che introduce norme più restrittive, inclusa la possibilità di trattenimento fino a 24 mesi in caso di mancata collaborazione da parte dei migranti.
Il testo prevede inoltre l’esternalizzazione delle procedure verso centri situati al di fuori dell’Unione europea, come quello previsto in Albania, segnando un ulteriore passo verso la gestione extra-Ue delle richieste di asilo.
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