Due droni esplosivi Hadid-110, che secondo le autorità curde sarebbero stati lanciati dal territorio iraniano, hanno preso di mira nella notte l’ufficio privato del primo ministro del Kurdistan iracheno Masrour Barzani e la residenza del capo dell’agenzia di sicurezza nel distretto di Pirmam, nella provincia di Erbil. Non sono state segnalate vittime.
La Direzione generale per l’Antiterrorismo del Kurdistan ha condannato l’operazione, definendola “del tutto inaccettabile” e avvertendo che “i responsabili si assumeranno la piena responsabilità delle conseguenze”. I due velivoli sarebbero partiti dalla zona di confine con l’Iran poco dopo la mezzanotte. Teheran, al momento, non ha commentato le accuse.
Barzani, l’attacco dopo le rivelazioni sul canale segreto tra Trump e l’Iran
L’attacco assume un peso particolare perché arriva appena un giorno dopo un retroscena pubblicato da Axios sul ruolo assunto negli ultimi mesi dal Kurdistan iracheno nei rapporti tra Donald Trump e l’Iran. Non è però Masrour Barzani il protagonista della vicenda diplomatica, ma Nechirvan Barzani, presidente della Regione autonoma.
Secondo Axios, a maggio l’amministrazione Trump avrebbe scelto proprio Nechirvan Barzani per aprire un canale riservato con i vertici dei Guardiani della Rivoluzione iraniana. Washington temeva infatti che i rappresentanti impegnati nei colloqui ufficiali non avessero sufficiente autorità per prendere decisioni senza il via libera dell’IRGC.
Intorno al 10 maggio l’allora direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard avrebbe contattato Barzani, con l’approvazione di Trump e del vicepresidente JD Vance, chiedendogli di raggiungere il comandante dei Guardiani della Rivoluzione Ahmad Vahidi. Quattro giorni dopo, un funzionario iraniano si sarebbe presentato nell’ufficio di Barzani a Erbil con un telefono criptato per permettere una conversazione diretta. Nechirvan Barzani avrebbe poi riferito la posizione iraniana alla Casa Bianca.
Gli Stati Uniti avevano persino valutato di organizzare colloqui segreti a Erbil, ipotesi che però non si è mai concretizzata. Più recentemente Barzani avrebbe nuovamente offerto alla Casa Bianca la propria mediazione per provare a riaprire le trattative.
Non ci sono, al momento, elementi che consentano di collegare direttamente queste rivelazioni all’attacco della notte. La coincidenza temporale, però, riporta al centro la posizione delicata del Kurdistan iracheno, che continua a dichiararsi estraneo al conflitto ma si trova stretto tra Teheran, Washington e gli interessi delle milizie filo-iraniane presenti in Iraq.
