Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto nel dibattito sul cosiddetto “patentino antifascista”, la proposta legata alla partecipazione degli editori alla fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri Più liberi, in programma a Roma nel mese di dicembre. Il Guardasigilli ha commentato la vicenda con una frase destinata ad alimentare il confronto politico e culturale: “Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il codice penale, reca la firma di Mussolini”.
La dichiarazione è arrivata mentre la proposta continua a far discutere, dividendo il campo tra chi la considera un richiamo ai valori costituzionali e chi, invece, la giudica una forma di selezione ideologica per l’accesso a una manifestazione culturale. Nordio ha scelto di spostare il ragionamento sul terreno storico-giuridico, richiamando il codice penale approvato durante il regime fascista e ancora oggi alla base dell’ordinamento penale italiano, pur dopo numerose modifiche intervenute nel corso dei decenni.
Nordio e il riferimento al codice penale del 1930 e a Mussolini
Il passaggio centrale della dichiarazione riguarda il codice penale, approvato con Regio decreto nel 1930 ed entrato in vigore nel 1931. Il testo è spesso indicato come “Codice Rocco”, dal nome dell’allora ministro della Giustizia Alfredo Rocco, ed è uno dei riferimenti storici più discussi del sistema giuridico italiano, proprio per la sua origine durante il periodo fascista e per la lunga permanenza nell’ordinamento repubblicano.
Nel commento di Nordio, il richiamo al codice penale viene utilizzato per evidenziare quella che il ministro considera una contraddizione nel dibattito pubblico: da un lato la richiesta di una dichiarazione antifascista per prendere parte a una fiera editoriale, dall’altro la persistenza, nel cuore della giustizia penale italiana, di un codice nato in epoca fascista. La frase, proprio per il riferimento diretto a Mussolini, ha immediatamente assunto un forte peso politico.
La polemica sulla fiera di Roma
Più libri Più liberi è la fiera nazionale della piccola e media editoria, promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Editori. L’edizione 2026 è prevista dal 4 all’8 dicembre alla Nuvola dell’Eur, a Roma. La manifestazione rappresenta da anni uno degli appuntamenti principali per editori indipendenti, autori, lettori e operatori culturali.
Il dibattito sul “patentino antifascista” si è inserito in una discussione più ampia sul rapporto tra libertà editoriale, responsabilità culturale e valori costituzionali. La proposta è stata letta in modi opposti: per alcuni come un presidio simbolico contro la presenza di editori o contenuti riconducibili all’apologia del fascismo; per altri come un criterio potenzialmente problematico, capace di trasformarsi in una barriera preventiva alla partecipazione.
Un caso destinato a restare politico
L’intervento di Nordio aggiunge un nuovo tassello a una vicenda che, da tema interno al mondo dell’editoria, è ormai diventata un caso politico nazionale. Il punto non riguarda soltanto l’organizzazione di una fiera, ma il confine tra affermazione dei principi antifascisti della Repubblica, libertà di espressione e criteri di accesso agli spazi culturali.
Al momento, il confronto resta aperto. La fiera si terrà tra diversi mesi, ma la polemica ha già superato il perimetro editoriale, coinvolgendo esponenti del governo e riaccendendo una discussione ricorrente nella vita pubblica italiana: come conciliare memoria storica, valori costituzionali e pluralismo culturale senza trasformare il dibattito in uno scontro puramente identitario.
Per approfondire: Mussolini e il codice penale: cosa c’è di vero nelle parole di Nordio?
