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Norvegia, il figliastro della principessa condannato a 4 anni per stupro

Riconosciuto colpevole anche di violenza domestica, potrà ricorrere in appello e resta libero in attesa del giudizio di secondo grado.

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Un primo piano di Marius Borg Høiby

EPA/LISE ASERUD NORWAY OUT

Redazione di Redazione

Marius Borg Hoiby è stato condannato a quattro anni di carcere da un tribunale di Oslo, riconosciuto colpevole di due capi d’accusa per stupro. La decisione, pronunciata lunedì, lo ha ritenuto responsabile anche di un episodio di violenza domestica e di altri reati. Nella stessa sentenza è stato prosciolto da altre due imputazioni di stupro.

Hoiby è entrato nella famiglia reale norvegese quando sua madre Mette‑Marit ha sposato il principe ereditario Haakon nel 2001. In aula ha negato le accuse più gravi e ha ribadito la propria innocenza; ha però ammesso alcuni reati minori, secondo quanto emerso nel dibattimento.

Le prove esaminate in sette settimane

Il processo, durato sette settimane, ha messo agli atti elementi che i pubblici ministeri hanno definito probatori: riferimenti a una dipendenza da droga, video autoprodotti di incontri sessuali e oltre 800 messaggi elettronici. Il tribunale ha esaminato anche la ricostruzione di un episodio che, secondo l’accusa, sarebbe avvenuto nel seminterrato dell’abitazione della famiglia del principe ereditario.

Richieste dell’accusa e quadro della sentenza

I pubblici ministeri avevano sollecitato una pena più severa rispetto a quella inflitta dal giudice, chiedendo sette anni e sette mesi di reclusione. La condanna chiude il primo grado: il dispositivo e le motivazioni indicano i capi per cui l’imputato è stato condannato e quelli per cui è stato prosciolto. Il procedimento resta aperto ai successivi gradi di giudizio previsti dall’ordinamento.

La posizione della difesa e i prossimi passi

La difesa aveva chiesto l’assoluzione per le accuse principali. L’imputato potrà presentare ricorso contro la sentenza e, secondo le regole processuali richiamate in udienza, resta libero in attesa dell’esito di eventuali impugnazioni. Il fascicolo, con gli atti e le motivazioni, potrà essere discusso nel giudizio di appello se le parti eserciteranno le rispettive prerogative nei termini di legge.

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