Jannik Sinner si è sottoposto a controlli cardiaci approfonditi al San Raffaele di Milano nei giorni successivi al malore accusato al Roland Garros. Il percorso ha incluso elettrocardiogramma da sforzo, Holter cardiaco e risonanza magnetica cardiaca in regime di day hospital. Gli esami non hanno evidenziato anomalie e il tennista è rientrato a Montecarlo per riprendere la preparazione in vista di Wimbledon.
La squadra di Sinner ha confermato che gli accertamenti, svolti in poche giornate, non hanno rilevato alterazioni cardiache significative. Il via libera agli allenamenti è arrivato a valle della valutazione specialistica che ha chiuso la batteria di test.
Il test da sforzo: cosa misura negli atleti
Tre esami distinti sono serviti a osservare il cuore sotto profili diversi. Per il test da sforzo, il dottor Giuseppe Musumeci, direttore dell’unità di cardiologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino, ha spiegato: «il test da sforzo serve a valutare durante l’esercizio fisico se il cuore sviluppa una normale capacità di aumento della gittata cardiaca senza anomalie del ritmo cardiaco e senza segnali di sofferenza cardiaca». L’esame si esegue su tapis roulant o cicloergometro, monitorando la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e la morfologia dell’elettrocardiogramma al crescere del carico. Nell’atleta, l’obiettivo primario è verificare la risposta allo sforzo e l’eventuale comparsa di aritmie; nel paziente non sportivo lo stesso test viene spesso impiegato per rilevare segni indiretti di ischemia miocardica, come il sottoslivellamento del tratto ST sull’ECG.
Il monitoraggio Holter e la valutazione delle aritmie
Il secondo tassello è stato l’Holter cardiaco, utile a estendere l’osservazione oltre la finestra dell’ambulatorio. «L’Holter cardiaco serve a valutare il ritmo cardiaco e l’elettrocardiogramma nell’arco di un periodo prolungato», ha precisato Musumeci. La registrazione classica copre 24 ore e consente di quantificare frequenza e presenza di extrasistoli o aritmie durante le normali attività quotidiane. «Normalmente il cuore produce circa 85.000 battiti nell’arco delle 24 ore» e, ha ricordato lo specialista, fino a 4.000 battiti extrasistolici giornalieri possono essere considerati fisiologici in alcuni casi. La differenza clinica pesa sul tipo di extrasistolia: le forme atriali sono generalmente benigne, mentre le ventricolari possono rappresentare un indizio di patologia e richiedere ulteriori approfondimenti. Proprio per questo il monitoraggio Holter, insieme all’analisi quantitativa degli eventi, aiuta a distinguere tra varianti considerate tollerabili e segnali che impongono una valutazione più stringente.
La risonanza magnetica cardiaca e le patologie escluse
La risonanza magnetica cardiaca ha chiuso la valutazione come esame di imaging ad alta definizione. «È un esame che ci dà delle informazioni sulla morfologia del cuore estremamente precise, più approfondite rispetto all’ecocardiografia», ha detto Musumeci. La metodica consente di visualizzare in tempo reale la capacità di pompaggio e di identificare aree cicatriziali, cardiomiopatie o segni di miocardite. In presenza di sospetto infarto o di un processo infiammatorio, la risonanza può documentare direttamente il danno al muscolo cardiaco. Nel caso di Sinner, l’uso combinato di funzionale sotto carico, monitoraggio prolungato e imaging avanzato ha avuto lo scopo di escludere sia alterazioni strutturali sia disturbi del ritmo non intercettabili con un’unica fotografia clinica.
Perché questa sequenza e quali scenari alternativi
L’ordine degli accertamenti ha seguito una logica progressiva: prima la risposta allo sforzo, poi il ritmo nel quotidiano, infine la struttura del miocardio. Negli sportivi di alto livello, la priorità è verificare che l’aumento di gittata cardiaca non si accompagni ad aritmie e che non vi siano segni di sofferenza o di malattia del muscolo. In parallelo, la risonanza consente di escludere cardiomiopatie e miocarditi che, se presenti, cambierebbero radicalmente il percorso. Musumeci ha indicato anche gli scenari che richiederebbero un approccio diverso: alterazioni della conduzione, aritmie lente o segni di miocardite avrebbero imposto ulteriori approfondimenti e, se necessario, terapie specifiche o sospensioni temporanee dell’attività agonistica.
Esiti e prossimi passi
Gli specialisti del San Raffaele non hanno segnalato alterazioni rilevanti e, secondo la comunicazione della squadra, dagli esami non sono emerse condizioni cardiache in grado di spiegare il malore occorso al Roland Garros. La sequenza diagnostica ha così escluso una patologia coronarica conclamata e disturbi del ritmo che richiedessero interventi o impianti. Dopo le prime valutazioni e i monitoraggi effettuati a Milano, si è passati in pochi giorni ai tre esami specialistici e alla visita conclusiva. La squadra ha confermato che Sinner è rientrato a Montecarlo per riprendere gli allenamenti, con l’obiettivo di presentarsi a Wimbledon dopo aver completato il percorso di accertamenti con esito negativo.
