Nuove e pesanti accuse scuotono l’asse geopolitico tra Pechino e i governi occidentali, spostando il baricentro dello scontro d’intelligence direttamente negli abissi oceanici. Il ministero della Sicurezza di Stato cinese, attraverso un dettagliato rapporto pubblicato sui canali social intitolato “sotto il blu profondo, le correnti sotterranee stanno montando”, ha denunciato l’utilizzo di una fauna marina hi-tech per attività di spionaggio. Secondo le autorità asiatiche, le agenzie di spionaggio internazionali starebbero impiegando tartarughe e pesci spia, oltre a una fitta rete di dispositivi elettronici di ultima generazione, con l’obiettivo biologico e tecnologico di sottrarre dati marini sensibili e segreti strategici legati alla sicurezza nazionale della Repubblica Popolare.
Tartarughe e pesci spia nei mari cinesi e il furto dei dati satellitari
Nel testo diffuso dai media statali, tra cui il Global Times, il governo cinese ha spiegato che in alcune aree marittime specifiche sono stati individuati animali marini di grandi dimensioni con sofisticati sensori applicati direttamente sul corpo. Questi esemplari, ribattezzati dalle autorità come tartarughe e pesci spia, si muoverebbero lungo rotte predeterminate per monitorare costantemente parametri ambientali cruciali come la salinità, la temperatura dell’acqua e l’andamento delle correnti oceaniche. I dati raccolti verrebbero poi trasmessi all’estero in tempo reale tramite sistemi satellitari per elaborare mappe subacquee dettagliate.
Oltre ai vettori biologici, Pechino ha segnalato la presenza di boe di rilevamento dotate di sensori acustici ad alta precisione capaci di intercettare le firme sonore dei sottomarini cinesi, affiancate da droni marittimi e software occultati a bordo di navi mercantili straniere. Per questo motivo, i cittadini e gli armatori locali sono stati invitati a segnalare immediatamente qualsiasi apparecchiatura o installazione dall’origine sospetta.
Dalla propaganda della Cia ai droni militari
Questa denuncia si inserisce in un contesto di fortissima tensione e segue altri clamorosi episodi di spionaggio reciproco emersi negli ultimi anni. Nel giugno del 2025, Pechino aveva già attaccato la Central Intelligence Agency (Cia) per una campagna di reclutamento via social definita una palese provocazione politica. In quell’occasione, il direttore dell’intelligence americana John Ratcliffe aveva confermato la diffusione di video ufficiali sulla piattaforma X per spingere i funzionari cinesi delusi dalla leadership locale a condividere segreti di Stato con gli Stati Uniti. Una strategia definita amatoriale da Pechino, ma sintomatica di una guerra psicologica aperta.
Sul fronte opposto, gli Stati Uniti avevano vissuto momenti di forte nervosismo istituzionale nel dicembre del 2023, quando una flotta di droni misteriosi aveva violato per diciassette giorni lo spazio aereo della base militare di Langley, in Virginia, costringendo la Casa Bianca a una serie di vertici segreti per valutarne la matrice cinese o russa. Un nervosismo acuito dal precedente caso del pallone spia cinese abbattuto nei cieli americani, che dimostra come lo scontro tra le due superpotenze non conosca più confini, dai cieli fino alle profondità degli abissi.
