ROMA, 12 GIU – Le persone che riescono a sopravvivere a un’infezione da virus Ebola possono continuare a soffrire di problemi neurologici per molto tempo, anche 7 anni. È quanto emerge dallo studio coordinato dai National Institutes of Health americani e pubblicato sulla rivista Jama Neurology.
Cosa è emerso dallo studio sull’Ebola
La ricerca si basa sullo studio di un gruppo di pazienti sopravvissuti a quella che è stata a oggi la più ampia epidemia di ebola nota: quella che tra il 2013 e il 2016 ha colpito l’Africa occidentale, facendo registrare almeno 28 mila casi e 11 mila morti. “Prima di questo episodio, i segni, i sintomi e le sequele neurologiche nei sopravvissuti di ebola erano poco documentati”, scrivono i ricercatori. I circa 150 pazienti presi in considerazione, già nella fase acuta dell’infezione soffrivano di vari sintomi neurologici che andavano dal mal di testa, all’alterazione dello stato mentale fino ad arrivare a manifestazioni simili a quelle di un ictus. Nei mesi successivi alla guarigione dall’infezione, la gran parte di loro continuava a manifestare problemi cognitivi, cefalea, disturbi del sonno, depressione, disfunzioni sessuali, tremori, affaticamento, anomalie sensoriali.
Ora, i ricercatori hanno verificato cosa succede a questi pazienti a distanza di un lasso di tempo più lungo (7 anni) scoprendo che la maggior parte dei sopravvissuti ha mostrato un miglioramento dello stato neurologico, anche se i sintomi neurologici non sono scomparsi del tutto: quasi il 60% dei pazienti ha ancora problemi di memoria, un terzo soffre di irritabilità, una quota poco inferiore ha difficoltà di concentrazione. “I sintomi in questa popolazione di pazienti mostrano somiglianze con quelli di altre sindromi post-infettive come le sequele associate al Covid-19”, scrivono i ricercatori che ammettono che, al momento non è chiaro quali siano i meccanismi alla base dei problemi neurologici. “Questo studio sottolinea l’importanza di un’assistenza neurologica sistematica a lungo termine e del monitoraggio dei sopravvissuti per comprendere appieno l’impatto socioeconomico e sanitario delle infezioni pandemiche, nonché la necessità di formazione e specialisti in neurologia per affrontare questi problemi”, concludono i ricercatori.
