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Nations League, la partita Irlanda-Israele senza tifosi in sostegno al popolo palestinese

La partita tra Irlanda e Israele del prossimo ottobre si terrà a porte chiuse in una sede non specificata, a causa di pressioni politiche e civili. La FAI esprime solidarietà ai palestinesi

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Nations League, Irlanda e Israele e la partita senza tifosi - nella foto, Troy Parrott

Troy Parrott | ANSA EPA/KOEN VAN WEEL

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

12 giugno 2026 – La partita di Nations League tra Irlanda e Israele si giocherà a porte chiuse il 4 ottobre in un Paese diverso da Dublino. La Federazione di calcio irlandese ha annunciato che l’incontro si disputerà in un altro Stato, senza precisarne il nome, citando “difficoltà operative”. Negli ultimi mesi in Irlanda sono state promosse iniziative che chiedevano alla FAI di boicottare la gara per le violenze attribuite a Israele nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati, e in più occasioni i tifosi avevano contestato la Nazionale durante le partite. La FAI ha espresso solidarietà al popolo palestinese pur confermando la propria intenzione di disputare la gara.

La partita di Nations League, pressioni politiche e richieste di esclusione

Il cambio di sede è maturato tra pressioni politiche e civili. Nel 2024 il governo irlandese ha riconosciuto la Palestina come Stato e nel 2025 ha introdotto il divieto delle importazioni dagli insediamenti israeliani nei territori occupati; nello stesso anno la FAI aveva formalmente chiesto alla UEFA di escludere le formazioni israeliane dalle competizioni europee. Un gruppo di consulenti delle Nazioni Unite ha chiesto la sospensione di Israele dai tornei internazionali; la federazione calcistica palestinese aveva presentato la stessa richiesta alla FIFA nel maggio 2024, senza esito. Il Times ha scritto che nel settembre 2025 la UEFA aveva valutato l’ipotesi di sospendere club e Nazionale israeliani dopo le conclusioni di una commissione d’inchiesta Onu, ma non è stata assunta alcuna decisione formale né dalla confederazione europea né dalla FIFA.

Precedenti e conseguenze pratiche

La pressione sull’organizzazione delle gare non è nuova nel calcio europeo. Negli ultimi due anni la Nazionale italiana ha affrontato Israele in due occasioni segnate da contestazioni pubbliche; la partita giocata a Udine il 14 ottobre scorso era stata accompagnata da proteste. Storicamente, il calcio israeliano ha già conosciuto isolamento internazionale: nel 1974 Israele lasciò la confederazione asiatica AFC dopo che diverse nazionali di paesi musulmani si erano rifiutate di scendere in campo contro di essa e per vent’anni rimase senza affiliazione continentale, fino all’ingresso nella UEFA nel 1994.

L’annuncio della FAI apre una fase pratica: la federazione ha confermato il divieto di pubblico e l’individuazione di una sede alternativa, senza però indicare lo Stato ospitante né spiegare le ragioni tecniche delle “difficoltà operative”.

Federazioni nazionali, UEFA e altri organi di governo dello sport europeo si preparano a valutare le ricadute regolamentari. La data del 4 ottobre resta fissata nel calendario ufficiale della Nations League.

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