L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha aggiornato i dati sull’epidemia di Ebola in Africa Centrale. Al 3 giugno, nella Repubblica Democratica del Congo si registrano 344 casi confermati e 60 decessi, con 116 casi sospetti. In Uganda i casi confermati sono 15, con un morto.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha comunicato questi dati durante una conferenza stampa, dopo una visita sul campo nell’epicentro dell’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo. Ha sottolineato l’impegno delle autorità locali, pur evidenziando le difficoltà ancora presenti nella gestione della crisi.
Il difficile tracciamento dei casi di Ebola
Tra le priorità indicate dall’Oms c’è la riduzione dei ritardi nei test diagnostici, fondamentali per confermare i casi e intervenire tempestivamente. Il sistema di tracciamento dei contatti mostra criticità: solo il 45% dei contatti è stato seguito. Le cause principali sono problemi di sicurezza e l’alto numero di sfollati nelle zone colpite.
Altri ostacoli riguardano le restrizioni ai viaggi imposte da alcuni Paesi, che hanno complicato la catena di approvvigionamento e le operazioni di risposta all’epidemia. Tedros ha chiesto ai governi di revocare queste misure generalizzate, ricordando che l’Oms raccomanda lo screening in uscita negli aeroporti, porti e valichi di frontiera per evitare la diffusione del virus oltre i confini. Questi accorgimenti sono ritenuti più efficaci per prevenire l’esportazione di casi e contatti a rischio.
La sfida della sfiducia nelle comunità locali
Oltre agli aspetti sanitari e logistici, un altro ostacolo rilevante riguarda la percezione della malattia da parte della popolazione. Tedros ha riferito che alcuni leader locali continuano a mettere in dubbio l’esistenza stessa dell’Ebola, alimentando diffidenza e resistenze verso le misure di prevenzione.
Per l’Oms, conquistare la fiducia delle comunità coinvolte resta una delle condizioni indispensabili per riuscire a interrompere la catena dei contagi e riportare sotto controllo l’epidemia. Senza la collaborazione della popolazione, infatti, anche gli interventi sanitari più avanzati rischiano di perdere efficacia.
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