Roberto Vannacci ha ribadito le sue posizioni sull’omosessualità e sui diritti delle persone Lgbtqia+ nel corso della puntata di Otto e Mezzo andata in onda su La7 mercoledì 10 giugno 2026. Il fondatore di Futuro Nazionale ed ex generale ha sostenuto che gli omosessuali “non sono normali” e ha negato che da un orientamento sessuale possano derivare diritti, dando vita a un acceso confronto in diretta con la conduttrice Lilli Gruber. Lo scambio è nato a margine di una discussione sulla rottura con la Lega e si è presto spostato sul terreno dei diritti civili e della famiglia.
Lo scontro sulla “normalità”
Il passaggio più discusso riguarda il concetto di normalità, che Vannacci aveva già usato nel suo libro “Il mondo al contrario” del 2023. Incalzato dalla conduttrice, l’ex generale ha precisato di riferirsi al significato del termine come “ciò che è comunemente accettato“, richiamando il dizionario Devoto-Oli. Una persona omosessuale, ha spiegato, non rappresenta l’orientamento della maggioranza della popolazione, ma si tratterebbe di “una questione statistica“, né positiva né negativa: “Io sono il primo a non considerarmi normale, e questo non mi qualifica negativamente“.
Sul punto è arrivata la prima frizione con Gruber, che ha accusato l’ospite di apparire “ossessionato dagli omosessuali e dal mondo Lgbtqia+“. Vannacci ha rimandato l’accusa al mittente, sostenendo che fosse la conduttrice a riportare il tema al centro della discussione politica.
Vannacci: “Un gusto personale non può dar luogo a diritti”
Il cuore dell’intervento di Vannacci è il rapporto tra orientamento sessuale e diritti. “Non capisco perché un gusto personale debba poi dare luogo a dei diritti“, ha affermato, ricordando che in una democrazia le minoranze, a suo dire, vanno “rispettate” più che “tutelate“.
Alla domanda provocatoria della conduttrice — “E se scoprisse di essere gay?” — l’ex generale ha replicato che non accamperebbe alcun diritto, perché in Italia “i gay hanno tutti i diritti“: vengono curati negli ospedali, istruiti a scuola, sono liberi di circolare. “Da quando in qua un gusto sessuale incide sul panorama dei diritti?“, ha aggiunto.
Il nodo della famiglia e della genitorialità
Il confronto si è fatto più teso sul tema della famiglia, che per Vannacci “è una sola ed è composta da uomo, donna e figli“. Gruber ha obiettato che la famiglia naturale così intesa “non esiste più da molto tempo“, citando le statistiche.
Interrogato su quali diritti mancherebbero alle coppie omosessuali, Vannacci ha chiarito di non voler abolire le unioni civili — “mi vanno benissimo”, ha detto — ricordando che la reversibilità è già prevista. Il suo argomento si concentra invece sulla genitorialità: “La paternità non è un diritto, non lo è mai stato e non lo sarà mai. Neanche in natura. Neanche la maternità è un diritto, è un privilegio“. Ne discende, secondo l’ex generale, il principio che “prevale il diritto di qualsiasi bambino ad avere un padre e una madre“.
Cosa prevede la legge italiana
Sul piano normativo, l’affermazione secondo cui le coppie omosessuali avrebbero “tutti i diritti” va inquadrata nel quadro vigente. La legge Cirinnà (n. 76 del 2016) ha istituito le unioni civili tra persone dello stesso sesso, riconoscendo uno status per molti aspetti analogo a quello coniugale, inclusa la pensione di reversibilità. Dal testo definitivo fu però stralciata la cosiddetta stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner, che oggi resta possibile soltanto per via giurisprudenziale, ai sensi dell’articolo 44 della legge 184/1983, e viene valutata caso per caso. L’adozione piena è riservata alle coppie sposate, mentre l’accesso alla procreazione medicalmente assistita è precluso alle coppie omosessuali dalla legge 40/2004. Permangono dunque differenze concrete sul terreno della genitorialità.
Vannacci, Futuro Nazionale e lo sfondo politico
L’intervento si colloca in una fase di forte espansione del progetto politico di Vannacci. L’ex generale ha lasciato la Lega il 3 febbraio 2026 per fondare Futuro Nazionale, consumando una rottura totale con Matteo Salvini, accusato di averlo “usato per prendere voti“. Eletto al Parlamento europeo con oltre 532mila preferenze alle elezioni del giugno 2024, Vannacci ha registrato nelle ultime settimane diversi nuovi ingressi parlamentari nel suo movimento, che punta a presentarsi come riferimento dell’area di destra più radicale in vista delle prossime scadenze elettorali.
