Una manifestazione per i diritti delle donne nella città afghana di Herat si è conclusa con un bilancio drammatico: secondo le Nazioni Unite, un ragazzo è rimasto ucciso dopo essere stato colpito da arma da fuoco. La missione Onu nel Paese ha inoltre avviato verifiche per accertare l’eventuale presenza di ulteriori vittime, mentre emergono versioni contrastanti su quanto accaduto durante la protesta.
La manifestazione a Herat
L’episodio si è verificato il giorno precedente, quando a Herat decine di persone sono scese in piazza per protestare contro le restrizioni imposte alle donne, in particolare dopo la detenzione di alcune di loro da parte della polizia morale per non aver indossato lo chador o il burqa, gli indumenti che coprono integralmente il corpo.
Secondo quanto riportato da testimoni all’agenzia AFP, le forze di sicurezza avrebbero disperso i manifestanti facendo uso di munizioni. Una ricostruzione che però non trova conferma nelle dichiarazioni ufficiali della polizia, che ha negato l’impiego di armi durante le operazioni di contenimento della protesta.
L’intervento dell’Onu e le verifiche sulle vittime
La Missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha espresso forte preoccupazione per la gestione dell’ordine pubblico, parlando di un possibile uso eccessivo della forza da parte delle autorità de facto.
In una nota ufficiale, l’Onu ha confermato che un ragazzo è stato ucciso da colpi d’arma da fuoco e che diverse altre persone sono rimaste ferite dopo essere state colpite con bastoni. Le Nazioni Unite hanno inoltre sottolineato che sono in corso verifiche su una seconda possibile vittima, ancora non confermata.
Le testimonianze e le versioni dei presenti
Alcuni testimoni hanno raccontato all’AFP di aver visto direttamente le forze di sicurezza aprire il fuoco contro i manifestanti. Uno di loro ha aggiunto che, oltre agli spari, sarebbero stati utilizzati anche bastoni e fruste per disperdere la folla.
Le ricostruzioni restano tuttavia oggetto di accertamento, mentre le autorità locali continuano a negare ogni utilizzo di armi da fuoco durante l’operazione.
Arresti di donne e tensione crescente a Herat
Nel frattempo, la missione Onu ha reso noto di aver documentato l’arresto di almeno 30 donne nella città di Herat, fermate con l’accusa di aver violato il codice di abbigliamento imposto dalle autorità.
Il ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, l’ente incaricato dell’applicazione delle norme attraverso la polizia morale, non ha rilasciato commenti sulle detenzioni avvenute nella città afghana.
La situazione resta dunque estremamente delicata, con versioni contrastanti tra Onu, testimoni e autorità locali. La missione internazionale continua a raccogliere informazioni per chiarire la dinamica dei fatti e verificare l’eventuale presenza di ulteriori vittime, mentre cresce la preoccupazione per l’uso della forza contro le proteste legate ai diritti delle donne in Afghanistan.
Per approfondire: Afghanistan, Onu: “Il Paese è un cimitero dei diritti umani”
