Il rapporto «Lo Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel Mondo 2026» di Fao, Ifad, Unicef, Wfp e Oms ha registrato il terzo calo consecutivo della fame globale nel 2025 ma ha segnalato un rallentamento verso l’obiettivo «Fame Zero». L’Onu informa che la quota di popolazione colpita è scesa al 7,8%, con 645 milioni di persone denutrite, circa 14 milioni in meno rispetto al 2024. Gli autori hanno collegato questi progressi a rischi nuovi: il conflitto in Medio Oriente e la crisi nello Stretto di Hormuz hanno spinto al rialzo i prezzi dell’energia e dei fertilizzanti.
Per il Sofi i progressi non bastano a centrare il target entro il 2030: potrebbero soffrire la fame tra 510 e 520 milioni di persone, contro una stima pre‑conflitto di 503 milioni. Il rapporto avverte inoltre che eventi climatici come El Niño, atteso nel 2026-2027, potrebbero peggiorare gli approvvigionamenti e spingere verso l’alto i prezzi. Sul fronte più ampio dell’insicurezza alimentare, la forma moderata o grave ha interessato il 25,8% della popolazione mondiale, pari a circa 2,1 miliardi di persone. Gli indicatori nutrizionali avanzano lentamente: la malnutrizione infantile e l’allattamento esclusivo migliorano solo marginalmente, mentre l’anemia tra le donne e l’obesità negli adulti continuano ad aumentare.
Proiezioni al 2030 e priorità indicate dalle agenzie Onu
Le agenzie Onu affiancano ai numeri un’agenda operativa. «La fame non è inevitabile. Con politiche economiche forti, protezione sociale e investimenti sostenuti in sistemi agroalimentari più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili, possiamo piegare la curva», ha detto il direttore generale della Fao, Qu Dongyu. Il presidente dell’Ifad, Álvaro Lario, la direttrice esecutiva dell’Unicef, Catherine Russell, il direttore esecutivo ad interim del Wfp, Carl Skau, e il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus hanno indicato come priorità filiere più resilienti, investimenti costanti e il diritto a una dieta sana.
Distribuzione regionale e costo di una dieta sana
L’Africa è ora la regione con più persone che soffrono la fame: circa 309 milioni, superando per la prima volta l’Asia con 292 milioni. Nell’insicurezza alimentare moderata o grave, l’Africa registra il 56,6% della popolazione interessata; in Asia la quota è del 20,3%, in America Latina e Caraibi del 22,9% e in America settentrionale ed Europa dell’8,7%.
Il rapporto dedica un capitolo ai costi di una dieta sana: il prezzo medio è salito a 4,28 dollari per persona al giorno nel 2025, rispetto ai 3,44 dollari del 2021 e ai 2,94 dollari del 2017. In America Latina e nei Caraibi il costo medio è di 4,91 dollari al giorno. Quasi 2,7 miliardi di persone potrebbero ancora non potersi permettere una dieta sana; in Africa il Sofi indica che la quota è di due abitanti su tre. Il rapporto riporta dati aggiornati al 2025 e proiezioni per il 2030.
