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Afghanistan, Onu: “Il Paese è un cimitero dei diritti umani”

L’Alto Commissario Onu denuncia gravi violazioni dei diritti umani in Afghanistan: donne e bambini vittime di discriminazione, crisi umanitaria aggravata da restrizioni talebane

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La bandiera dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan

La bandiera dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan | ANSA/MAXIM SHIPENKOV - Alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Ginevra, 26 febbraio 2026 – L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha denunciato in modo netto la situazione dei diritti umani in Afghanistan, definendo il Paese come un vero e proprio “cimitero per i diritti umani“. L’intervento è stato pronunciato nel corso della sessione del Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra, sottolineando l’impatto devastante delle politiche attuate dalle autorità talebane al potere dal 2021.

Discriminazione di genere sotto il regime talebano

Türk ha evidenziato che, da quando i Talebani hanno ripreso il controllo, si è assistito a una cascata di nuovi editti e leggi che aggravano ulteriormente le condizioni della popolazione. Le donne e le ragazze afghane sono sottoposte a una forma estrema di discriminazione e oppressione di genere, equiparabile a una persecuzione. L’Alto Commissario ha paragonato il sistema di segregazione imposto a un “apartheid basato sul genere”, denunciando in particolare un nuovo decreto firmato dai leader talebani che estende la pena di morte a un maggior numero di reati e autorizza punizioni corporali anche in ambito domestico, legittimando così la violenza contro donne e bambini.

In questo contesto, Türk ha esortato le autorità di fatto afghane a ritirare il decreto in questione e a conformare tutte le normative ai loro obblighi internazionali, chiedendo inoltre la fine delle punizioni corporali, delle detenzioni arbitrarie e una moratoria completa sulle esecuzioni capitali. Fondamentale è anche il rispetto della libertà di espressione e il garantire un accesso umanitario senza restrizioni a chi ne ha bisogno.

Crisi umanitaria e diritti umani in Afghanistan

La denuncia dell’Alto Commissario fa eco a una crisi umanitaria senza precedenti che affligge il Paese. L’Afghanistan, secondo l’ONU e diverse organizzazioni internazionali, sta vivendo una crisi multipla aggravata dal congelamento degli aiuti internazionali, dalle sanzioni e dalle politiche restrittive dei Talebani. Oltre a essere il Paese più povero dell’Asia, con più della metà della popolazione sotto la soglia di povertà, l’Afghanistan deve fare i conti con un sistema sanitario estremamente precario, minato anche dalla fuga di personale medico e da ostacoli nell’accesso alle cure, specialmente per le donne.

Organizzazioni come EMERGENCY, presenti nel Paese dal 1999, continuano a operare offrendo assistenza sanitaria gratuita e di qualità, mantenendo attivi ospedali e centri di primo soccorso anche nelle zone più remote e colpite da conflitti e calamità naturali. Tuttavia, la situazione rimane drammatica, con oltre 14 milioni di persone a rischio fame e un sistema di aiuti internazionali in forte riduzione a causa delle restrizioni imposte dal governo talebano.

L’appello di Volker Türk, pertanto, si inserisce in un quadro in cui il rispetto dei diritti umani è strettamente connesso alla possibilità di fornire assistenza umanitaria e garantire condizioni di vita dignitose alla popolazione afghana, con particolare attenzione alle donne, le principali vittime di questa doppia crisi.

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