L’inflazione annuale negli Stati Uniti è salita al 4,2% nel mese di maggio, il livello più alto da tre anni a questa parte.
Su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,5%, una crescita che il Bureau of Labor Statistics attribuisce in larga misura all’impennata dei prezzi dell’energia legata al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.
L’incidenza dell’energia sulla variazione mensile è stata pari al 60% dell’aumento complessivo, mentre gli economisti contattati da FactSet avevano previsto un incremento mensile dello 0,5% e un tasso annuo in accelerazione al 4,2% rispetto al 3,8% di aprile.
Dettagli del report CPI di maggio
Il rapporto mensile del Consumer Price Index, pubblicato dal Bureau of Labor Statistics, indica una dinamica dei prezzi che non si limita al settore energetico ma vede in questo settore la componente dominante del rialzo registrato a maggio. I dati mostrano come i costi del carburante e dell’energia abbiano avuto un effetto sproporzionato sulla misurazione complessiva dell’inflazione.
Secondo il bollettino, la crescita su tre mesi è tra le più rapide dall’aprile‑giugno 2022, periodo in cui l’inflazione stava salendo verso i massimi su 41 anni.
Implicazioni per la politica monetaria e il quadro politico
Si tratta del primo report sull’inflazione dall’insediamento di Kevin Warsh come presidente della Federal Reserve, avvenuto dopo il mandato di Jerome Powell. Con l’indicatore dei prezzi che si muove nella direzione opposta rispetto ai mesi precedenti e con il mercato del lavoro che continua a mostrare segnali di resilienza, gli economisti prevedono che la Fed manterrà i tassi di interesse invariati o valuterà ulteriori rialzi.
Il rapporto di maggio riapre inoltre il dibattito pubblico sulla sostenibilità della ripresa dei prezzi in vista delle elezioni di midterm: il dossier mette sotto pressione le promesse del presidente Donald Trump di ridurre il costo della vita, mentre i commentatori economici sottolineano che le proiezioni attuali collocano il punto massimo del CPI tra il 4,5% e il 5% nel corso dell’anno.
Prospettive e numeri da monitorare
Gli analisti continueranno a osservare le prossime letture del CPI e i movimenti dei mercati energetici per valutare la persistenza dell’effetto alimentato dal conflitto in Medio Oriente. I numeri concreti già presenti nel report — 4,2% su base annua, +0,5% su base mensile, e il 60% di contributo dell’energia alla crescita mensile — saranno i punti di riferimento per le prossime decisioni di politica monetaria.
Nei prossimi mesi la traiettoria dell’inflazione e l’evoluzione dei prezzi dell’energia determineranno gli scenari di intervento della Federal Reserve e le ricadute sul potere d’acquisto delle famiglie americane.
