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Assegno Unico, via il vincolo di residenza: pagamenti anche per figli UE dal 2026

L'INPS detta le istruzioni: via il requisito biennale, assegno anche per figli fiscalmente a carico all'estero dopo la procedura d'infrazione UE.

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Federico Perrone di Federico Perrone

La Legge n. 50/2026 ha eliminato in Italia il vincolo di residenza biennale per l’Assegno unico universale e ha esteso il diritto anche ai figli residenti in altri Stati membri dell’Unione europea, con entrata in vigore il 21 aprile 2026. La riforma ha ampliato la platea dei beneficiari e ha riallineato la disciplina nazionale al coordinamento europeo delle prestazioni familiari. L’INPS ha tradotto le novità in istruzioni operative con la circolare n. 81, pubblicata il 24 luglio 2026, indicando criteri di accesso e modalità di rinnovo per i non residenti.

La modifica è arrivata dopo la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nel 2024, che ha ritenuto discriminatori sia il requisito della residenza pregressa sia l’esclusione dei figli non residenti, richiamando l’articolo 67 del Regolamento (CE) n. 883/2004. Con le nuove regole, l’Italia si adegua al principio di parità di trattamento e alla libera circolazione dei lavoratori e dei loro familiari.

Chi rientra: figli fiscalmente a carico anche se residenti in Ue

L’articolo 7-bis inserito nella legge stabilisce che, ai fini dell’Assegno unico, si considerano anche i figli che risultano fiscalmente a carico secondo la normativa italiana pur se residenti in un altro Stato membro. Prima della riforma, nell’ISEE e nel calcolo della prestazione venivano inclusi solo i figli residenti e conviventi in Italia. La novità consente il riconoscimento della misura anche per i nuclei con componenti minorenni o under 21 che studiano, lavorano o vivono stabilmente in un Paese Unione europea, purché il loro status fiscale di carico sia attestato in Italia.

Stop al vincolo biennale: cosa cambia per il diritto

L’intervento legislativo ha abrogato il requisito della residenza biennale sul territorio nazionale, che in passato poteva essere soddisfatto in via alternativa con un contratto di lavoro di almeno sei mesi. Per i lavoratori non residenti restano tuttavia condizioni specifiche legate allo svolgimento di attività in Italia e all’iscrizione a gestioni previdenziali obbligatorie, in coerenza con il sistema di coordinamento europeo delle prestazioni familiari.

Integrazione differenziale: come interviene l’INPS se c’è già una prestazione estera

La circolare chiarisce il funzionamento quando un altro Stato membro eroga già una prestazione familiare. In base alle regole Unione europea, si individua uno Stato prioritario per il pagamento, generalmente quello del luogo di lavoro e, in mancanza, quello della residenza dei figli. Se l’Italia risulta Stato secondario, l’INPS interviene in regime sussidiario con la cosiddetta integrazione differenziale: l’ente corrisponde la differenza tra l’importo spettante secondo la normativa italiana e quanto eventualmente già versato dallo Stato prioritario. La misura evita sovrapposizioni e assicura il livello complessivo di tutela previsto dall’ordinamento nazionale senza duplicazioni.

Requisiti e rinnovi per i lavoratori non residenti

Per i soggetti non residenti che svolgono attività in Italia, la disciplina definisce requisiti e scadenze operative:

– il richiedente deve avere un contratto di lavoro subordinato oppure svolgere attività autonoma che comportino l’iscrizione a una gestione previdenziale obbligatoria italiana, ed essere in regola con i contributi;
– il diritto è commisurato alla durata della residenza, del domicilio o dell’attività lavorativa svolta in Italia;
– la domanda va presentata per il periodo della prestazione lavorativa e deve essere rinnovata annualmente a decorrere dal 1° marzo di ciascun anno.

L’INPS indica che, in fase di istruttoria, devono essere verificate le condizioni contributive e fiscali previste dalla normativa. Per i residenti in Italia continua ad applicarsi la gestione ordinaria della misura, con erogazione continuativa salvo variazioni della situazione familiare o reddituale rilevanti ai fini ISEE e della prestazione.

Cosa cambia: novità operative e allineamento alle regole Ue

La legge e la circolare sintetizzano i punti principali: inclusione dei figli fiscalmente a carico anche se residenti in un altro Stato membro; abrogazione del vincolo di residenza biennale e della relativa alternativa del contratto semestrale; accesso per i non residenti condizionato allo svolgimento di lavoro in Italia e all’iscrizione a una gestione obbligatoria; prestazione commisurata al periodo effettivo di presenza lavorativa; rinnovo annuale delle domande per i non residenti a partire dal 1° marzo. L’impianto recepisce le osservazioni della Commissione europea sulla libera circolazione e sul coordinamento delle prestazioni familiari, richiamando l’art. 67 del Reg. 883/04.

Le modifiche introdotte dalla Legge n. 50/2026 sono efficaci dal 21 aprile 2026, mentre la circolare INPS n. 81 pubblicata il 24 luglio 2026 fornisce le prime istruzioni per la presentazione delle domande e per il calcolo dell’integrazione differenziale quando intervengono prestazioni estere.

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