Ulas Demir, manager turco fermato il 31 maggio all’aeroporto di Orio al Serio mentre tentava di lasciare l’Italia, è rimasto in carcere dopo l’interrogatorio del 3 giugno al tribunale di Bergamo. Indagato per intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori nel cantiere del nuovo consolato Usa a Milano, Demir ha dichiarato di non essere stato informato di obblighi a restare in Italia, non essendo state adottate misure cautelari nei suoi confronti.
La procura di Bergamo, con la pm Raffaella Latorraca, ha chiesto la custodia cautelare in carcere. L’ordinanza è stata trasmessa alla procura di Milano, che indaga per caporalato collegato all’inchiesta. Il 29 maggio la procura milanese ha disposto un decreto di controllo giudiziario d’urgenza per la filiale italiana della Caddell Construction Co., accusata di gravi violazioni delle condizioni di lavoro degli operai indiani nel cantiere. La società è difesa dall’avvocato Andrea Puccio.
Le condizioni degli operai nel cantiere del consolato Usa a Milano
Le indagini dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno accertato che gli operai, reclutati tramite la società Dynamic House di Nuova Delhi, dovevano pagare circa 500mila rupie indiane per ottenere il distacco e lavorare nei cantieri di Milano. Arrivati in città, ricevevano un salario netto di circa 2 euro all’ora, dopo le trattenute per vitto e alloggio, una cifra inferiore a quanto previsto dai contratti collettivi. Dalle indagini è emersa una situazione definibile “para-schiavismo”
Il valore del contratto per la costruzione del nuovo consolato Usa, previsto per il 2028, è di circa 200 milioni di dollari. Durante le indagini sono stati ascoltati decine di operai, con una quindicina di riascolti il 3 giugno. Le testimonianze descrivono un sistema in cui i lavoratori subivano minacce e pressioni per accettare le condizioni imposte dalla società e dal management.
Demir ha provato a lasciare l’Italia
Il 29 maggio, giorno del decreto di controllo giudiziario sul cantiere, gli investigatori hanno intercettato una telefonata in cui un interlocutore non identificato consigliava a Demir di tornare in Turchia “per ferie”. Il manager aveva già acquistato il giorno successivo i biglietti aerei per Istanbul, un comportamento interpretato dai pm come un tentativo di fuga dopo aver appreso dell’indagine a suo carico per caporalato.
Procedimenti in corso e controlli nel cantiere del consolato Usa a Milano
La procura di Milano sta valutando la convalida del decreto di controllo giudiziario emesso il 29 maggio nei confronti di Caddell Construction. Il provvedimento impone all’azienda di rispettare le norme sul lavoro e lo sfruttamento, sotto la supervisione di un amministratore giudiziario nominato, con l’obiettivo di interrompere le irregolarità e garantire il regolare svolgimento delle attività.
Durante le audizioni sono emerse resistenze da parte dei responsabili della società. L’accusa, condivisa dalla procura di Bergamo, riguarda la gestione illecita della manodopera indiana, pagata con salari inferiori alla soglia di povertà e con contratti irregolari. Nel periodo di massimo impiego, tra i 450 e i 500 lavoratori risiedevano in due strutture nel Milanese e si recavano quotidianamente al cantiere.
Il ruolo della filiale italiana
Oltre a Demir, accusato di caporalato, è indagata la filiale italiana di Caddell Construction per responsabilità amministrativa. L’inchiesta coinvolge la società madre negli Stati Uniti, la filiale italiana e la società di reclutamento indiana.
Le indagini proseguono con nuove audizioni e verifiche sulle condizioni lavorative e contrattuali. Sarà il gip di Milano a decidere sulla convalida di eventuali misure cautelari a carico dell’azienda o dei responsabili. Il procedimento riguarda le pratiche irregolari nella gestione del personale in uno dei cantieri più importanti per la diplomazia Usa in Italia.
