Alla fine del 2025, qualche spiraglio di ripresa si era aperto per l’economia italiana. Poi, però, sono arrivati rincari energetici inaspettati e nuove tensioni geopolitiche che hanno spento quell’entusiasmo. Il conflitto in Medio Oriente ha fatto tremare mercati e fiducia, mentre bollette alle stelle hanno stretto la morsa su famiglie e imprese. Eppure, non tutto è perduto: alcuni settori resistono, aiutati dagli incentivi statali e dall’effetto traino dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina.
Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) , nel primo trimestre del 2026 il PIL italiano è salito dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. A spingere sono stati soprattutto gli investimenti, in particolare nel farmaceutico, e il forte impulso verso la transizione energetica e digitale che sta attraversando il Paese. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza continua a fare la differenza, sbloccando fondi che hanno dato fiato all’edilizia e agli investimenti nel residenziale, aiutati anche da incentivi fiscali.
I Giochi Olimpici di Milano-Cortina hanno dato un contributo temporaneo, soprattutto ai servizi e alle esportazioni. Queste ultime, però, avevano già rallentato verso fine 2025, soprattutto nei confronti dei mercati dell’eurozona e degli Stati Uniti. Solo all’inizio del 2026 si è visto un piccolo recupero, ma i numeri restano condizionati da fattori esterni come l’instabilità geopolitica e il caro energia.
L’OCSE mette in guardia sul fatto che l’Italia dipende molto più di altre economie europee dalle importazioni di petrolio raffinato e gas naturale, in gran parte provenienti da rotte critiche come lo Stretto di Hormuz. Questa dipendenza rende il Paese più vulnerabile alle tensioni internazionali e agli shock sui mercati energetici, con un impatto diretto sull’inflazione, che ad aprile ha toccato il 2,8%.
Ocse: serve rigore e riforme per tenere a galla l’economia
Nel rapporto presentato a Parigi, l’OCSE sottolinea la necessità di proseguire con decisione nel risanamento dei conti pubblici e di lanciare un pacchetto ampio di riforme strutturali per aumentare produttività e occupazione. Solo così l’Italia potrà alleggerire il peso del debito e rendere l’economia più resistente agli shock esterni, come l’imprevedibilità dei costi energetici e le tensioni internazionali.
L’obiettivo è chiaro: evitare che le difficoltà attuali si trasformino in una crisi profonda, puntando su un sistema produttivo più dinamico e competitivo nel medio periodo. Le riforme dovrebbero snellire la burocrazia, modernizzare le infrastrutture e migliorare il mercato del lavoro, creando un terreno più fertile per investimenti e innovazione.
Prospettive incerte: crescita debole ma possibile nel 2026-2027
L’OCSE prevede per il 2026 una crescita del PIL intorno allo 0,5%, frenata da un nuovo shock legato ai prezzi dell’energia che pesa sul potere d’acquisto delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni. L’aumento dei costi energetici ha inoltre accelerato l’inflazione, annullando i guadagni reali nei salari.
Per il 2027 si ipotizza una crescita leggermente più robusta, intorno allo 0,6%, grazie a un calo dei prezzi dell’energia e a condizioni globali più stabili. Ma resta il rischio: l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, la forte dipendenza dai combustibili fossili importati e il peso dell’industria manifatturiera esportatrice espongono l’Italia a possibili scossoni improvvisi.
Nonostante le previsioni di una lenta ripresa, il cammino è ancora difficile. Fattori esterni potrebbero influenzare pesantemente l’economia nei prossimi mesi. Per questo servirà tenere d’occhio la situazione internazionale e agire con decisione su riforme e politiche economiche, se si vuole mantenere il Paese sulla strada della crescita.
