Il 2 giugno 2026, mentre i Fori imperiali bruciavano sotto il sole e la folla applaudiva la parata della Festa della Repubblica, Matteo Salvini non era tra i presenti. Una mancanza che ha subito acceso i riflettori. La tribuna delle autorità era quasi piena, ministri e politici spiccavano ovunque tranne che dove avrebbe dovuto esserci il leader della Lega. Dal suo staff è arrivata una spiegazione: Salvini era impegnato a seguire questioni di trasporti e infrastrutture, con lo sguardo fisso sul Pnrr e sullo sciopero dei ferrovieri dell’11 giugno. Un gesto lontano dai suoi passati 2 giugno, quando non mancava mai all’appuntamento.
La Lega c’era, certo, ma senza il suo capo la scena politica ha preso fuoco. Le tensioni dentro il governo si sono sentite più forti, mentre dall’altra parte, l’opposizione, già divisa e con assenze pesanti, osservava. L’assenza di Salvini non è stata solo una questione di calendario: è parsa una dichiarazione, un segnale chiaro in un clima sempre più teso tra centrodestra e Parlamento.
Non solo Salvini: gli altri assenti
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso rammarico per “tutti gli assenti” alla cerimonia. Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio, è stato più diretto, sottolineando la mancanza di Salvini e di pezzi grossi dell’opposizione come Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il Pd, senza i suoi leader ufficiali come Schlein e Chiara Braga, si è fatto rappresentare dal capogruppo in commissione Difesa, Stefano Graziano. Tra gli assenti spiccavano anche Francesco Boccia e altri parlamentari, impegnati però in altri impegni istituzionali.
Nel cerimoniale, i posti in tribuna erano riservati a presidenti e vicepresidenti delle Camere, capigruppo e membri della commissione Difesa, escludendo di fatto i leader di partito come Schlein, che non risultava invitata. Conte, da ex presidente del Consiglio, aveva invece un invito ufficiale ma ha scelto di non presentarsi. Una decisione che non è passata inosservata, scatenando critiche e definizioni di queste assenze come “filoputiniane”, sottolineando una presunta linea comune tra Salvini e Conte.
Opposizioni divise e critiche alla parata militare
Il Movimento 5 Stelle ha mandato una folta delegazione guidata dal vice di Conte, Michele Gubitosa, e dal questore Filippo Scerra. Italia Viva ha inviato le capigruppo Raffaella Paita e Maria Elena Boschi. Azione ha delegato due deputati, mentre +Europa è rimasta a casa. Tra i sindaci invitati, si è fatto notare l’assenza del primo cittadino di Milano, Beppe Sala, senza però commenti ufficiali.
Dentro Alleanza Verdi e Sinistra è arrivata una proposta forte: l’europarlamentare Ilaria Salis ha chiesto di abolire la parata militare del 2 giugno, sostenendo che, in un’epoca segnata da guerre e riarmo, la Festa della Repubblica dovrebbe tornare a essere una celebrazione civile e democratica. La premier Giorgia Meloni ha reagito duramente, definendo le parole di Salis “vergognose” e “indegne” verso le forze armate, ricordando il “dovere di riconoscenza” verso chi serve il Paese.
Anche il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Maria Del Vigo Donzelli ha criticato le assenze tra le file dell’opposizione, citando nomi come Conte, Schlein, Laura Boldrini, Nicola Fratoianni e Cristiana Bonelli. La risposta da Avs non si è fatta attendere: Maria Elena Boschi ha chiarito di non aver mai ricevuto un invito ufficiale, aggiungendo un altro tassello alla complessa scena politica disegnata durante la cerimonia.
