Il presidente Volodymyr Zelensky ha inasprito i toni contro la Russia, sollevando una questione di gravità inaudita legata al destino dei minori ucraini. Il leader di Kiev, in un’intervista rilasciata a CBS New, ha denunciato apertamente la deportazione di almeno 20.000 bambini, accusando Mosca di sottoporli a un processo di “russificazione” forzata e di addestramento militare finalizzato a combattere contro il proprio Paese d’origine. Zelensky ha dichiarato di essere in possesso di prove documentali su questo sistema, un’accusa che si inserisce nel quadro dei mandati di arresto internazionali già pendenti sul Cremlino.
Nel frattempo, si intensifica la reazione diplomatica dell’Occidente. Il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato, tramite un post su X, un’importante operazione condotta dalla marina francese nell’Atlantico: l’intercettazione di una petroliera russa che violava le sanzioni internazionali in vigore. “È inaccettabile che le navi eludano le norme, violino il diritto del mare e finanzino la guerra che la Russia sta conducendo contro l’Ucraina da oltre quattro anni”, ha dichiarato Macron.
Se le denunce di Zelensky e le azioni della marina francese mostrano la volontà di non cedere, la realtà sul campo non appare della stessa linea. Senza un reale disimpegno militare attorno ai reattori e con una diplomazia che fatica a trovare un punto di incontro, lo spettro di un incidente nucleare si conferma una minaccia concreta, utilizzata da entrambe le parti nel conflitto.
Allerta per la centrale di Zaporizhzhia
La centrale nucleare di Zaporizhzhia, situata in un’area strategica e attualmente sotto controllo russo, si trova da giorni al centro di un caso diplomatico e militare. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Tass, nella notte tra il 31 maggio e il primo giugno 2026, un attacco da parte dell’Ucraina avrebbe colpito l’officina dei trasporti del sito, causando la distruzione di sei autobus e due furgoni logistici. Questo episodio si somma alle accuse giunte solo ventiquattr’ore prima, quando i vertici dell’agenzia atomica russa Rosatom avevano denunciato l’impatto di un drone sulla sala turbine dell’Unità 6.
La smentita dell’Ucraina
L’Ucraina ha smentito entrambi gli attacchi. In riferimento a quello di sabato, le Forze di Difesa Meridionali ucraine hanno dichiarato su ABC News che “la Federazione Russa continua a usare la centrale di Zaporizhzhia come strumento di ricatto nucleare e di provocazioni informative.” Per quello di domenica, le stesse forze hanno dichiarato su Ukrainska Pravda che “la propaganda russa continua a diffondere ulteriori accuse infondate contro i difensori dell’Ucraina riguardo a presunti attacchi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia”, sottolineando che “le forze di difesa dell’Ucraina non colpiscono impianti di energia nucleare e non creano minacce alla sicurezza nucleare. L’Ucraina, in quanto Stato responsabile, rispetta rigorosamente le norme del diritto internazionale umanitario e i principi della sicurezza nucleare. “
Ucraina, il ruolo dell’AIEA nell’attacco alle centrali
Il Direttore Generale dell’AIEA – Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – Rafael Mariano Grossi ha espresso profonda preoccupazione per l’incidente in Ucraina, sottolineando che qualsiasi attacco a impianti nucleari equivale a “giocare con il fuoco”. Il team dell’agenzia ha eseguito un ispezione dell’edificio danneggiato, registrando effettivamente danni causati da un drone.
L’AIEA non ha tuttavia specificato quale delle due parti abbia condotto l’attacco, ma ha richiesto l’accesso all’interno dell’edificio per un ulteriore esame, precisando che la struttura è situata immediatamente adiacente al reattore dell’Unità 6.
Per quanto riguarda il secondo attacco del 31 maggio all’officina dei trasporti, il Ministero degli Esteri ucraino ha sottolineato che la Russia sta orchestrando una nuova manipolazione in vista della sessione del Consiglio dei Governatori dell’AIEA prevista per giugno 2026.
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