Il 4 agosto 1962, Marilyn Monroe fu trovata senza vita nella sua casa di Los Angeles, a soli 36 anni. Ufficialmente si parla di suicidio, ma da allora non sono mai mancate le voci di complotti e segreti nascosti, legati soprattutto alla sua presunta relazione con John F. Kennedy. A sessant’anni dalla sua tragica fine e a pochi giorni dal centenario della sua nascita, il 1° giugno 2026, nuove ricerche stanno scardinando le verità accettate, mettendo in dubbio ciò che credevamo di sapere su uno dei miti più celebri di Hollywood. Marilyn non smette di affascinare, nemmeno a distanza di un secolo.
Andrew Wilson, scrittore e biografo noto per le sue ricerche su figure come Alexander McQueen, ha appena pubblicato una nuova biografia su Marilyn, I Wanna Be Loved By You: Marilyn Monroe, A Life in 100 Takes. Nel libro emerge un quadro diverso: la morte dell’attrice sembra più una tragica conseguenza di errori e negligenze mediche che di intrighi politici o criminali.
Il medico personale di Marilyn, il dottor Hyman Engelberg, morto nel 2005, aveva sempre negato di averle somministrato cloralio idrato, un potente sedativo. Lui sosteneva di averle prescritto solo Nembutal, un farmaco per l’insonnia. Ma Wilson ha trovato una prescrizione firmata proprio da Engelberg, datata giugno 1962, in cui si ordina il cloralio idrato. Questo documento fa pensare che il medico, alle prese con problemi personali e una separazione difficile, abbia perso il controllo sulla cura della star.
L’estate buia di Marilyn Monroe: tra crisi e medicine
L’estate del 1962 fu per Marilyn un periodo molto difficile. Dopo essere stata allontanata dal film Something’s Got to Give, l’attrice cadde in una profonda crisi emotiva e fece un uso massiccio di farmaci. Wilson sottolinea come in quei due mesi le furono prescritti ben 830 dosi di medicinali, una quantità enorme che avrebbe potuto essere fatale più volte.
La notte del 4 agosto, la governante trovò Marilyn chiusa nella sua stanza. Chiamò subito lo psichiatra personale, Ralph Greenson, che dovette entrare forzando una finestra. L’attrice era senza vita sul letto. Engelberg, arrivato sul posto, certificò la morte ma aspettò quasi un’ora prima di chiamare la polizia. La versione ufficiale parla di suicidio per overdose, ma i dettagli raccolti da Wilson raccontano una storia di trascuratezza medica e fragilità umana.
Oggi, il mistero si sposta dal sensazionalismo delle teorie complottiste a una realtà più semplice e dolorosa: quella di una donna vulnerabile, lasciata sola ad affrontare i suoi demoni, e di chi avrebbe dovuto prendersi cura di lei e non ci è riuscito. La leggenda di Marilyn resta intatta, ma la verità sul suo ultimo giorno ci mostra uno scandalo meno eclatante, ma non per questo meno tragico.
