ROMA, 29 MAG – Nei primi quattro mesi dell’anno quasi due milioni di visite mediche ed esami clinici non sono stati erogati nei tempi massimi previsti. C’è un generale miglioramento nelle liste d’attesa, anche se accompagnato da criticità nell’appropriatezza delle prescrizioni e un’ampia quota di ricette ‘disperse’, pari a circa una su due, segno di una domanda che non trova risposta. È il quadro che emerge dai dati dell’Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali, presentati insieme alla nuova Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa.
Liste d’attesa, la situazione in Italia
Per il ministro della Salute Orazio Schillaci “il trend positivo è frutto dell’impegno di migliaia di professionisti e delle misure adottate in questi mesi”. Le prestazioni monitorate riguardano tutte le classi di priorità, dalle urgenze alle programmate, per circa 65 milioni di prenotazioni tra pubblico e privato accreditato al Servizio sanitario nazionale.
Nel primo quadrimestre 2026, risultano effettuate oltre il tempo massimo previsto oltre 1,2 milioni di visite specialistiche e circa 688.500 esami diagnostici come Tac, risonanze ed ecografie, per un totale di poco meno di due milioni. In questo arco di tempo si registra però “una diffusa tendenza al miglioramento”, con la quota di rispetto dei tempi che sale al 78,7% per le visite (dal 76%) e all’84,7% per gli esami diagnostici (dall’83%).
Complessivamente, 16 regioni su 21 mostrano buoni risultati per le visite e 15 su 21 per gli esami. Ma Abruzzo, Provincia di Trento, Sicilia e Valle d’Aosta vedono segni negativi in entrambi i casi. In miglioramento costante la Liguria e buoni risultati in grandi regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. La Puglia mostra progressi, ma continua a mantenere percentuali inferiori alla media.
Tra i nodi, c’è quello l’appropriatezza delle prescrizioni. In sei regioni del Centro-Sud (Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia) si registra un uso molto elevato del codice di priorità ‘non urgente’ per le prime visite, che in Basilicata arriva all’85,5% e in Campania all’80,1%, contro valori come il 7,8% della Toscana e l’8,2% del Piemonte. “Questo dato – sottolinea il direttore generale Agenas Angelo Tanese – non è coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame che non sia di controllo. È stato già avviato un confronto per comprenderne le cause”.
I dati allarmanti
Un altro dato critico riguarda la dispersione delle ricette: solo il 50% delle prime visite prescritte e il 54% degli esami si traduce in prestazioni erogate. In pratica, una ricetta su due si perde. Secondo Agenas, “una quota di mancata presa in carico tra 25% e 30% può essere fisiologica, il resto necessita approfondimenti”. Per il presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, Vincenzo Bottino, “quando la media delle ricette utilizzate è così bassa significa che una parte rilevante della domanda esce dal perimetro pubblico”. In alcune aree, precisa, “il fattore tempo è decisivo” e i pazienti provvedono nel privato perché “una colonscopia tardiva può cambiare la storia clinica”.
I dati sono stati presentati insieme a un ‘cruscotto 2.0’ che permette di monitorare online il rispetto dei tempi nella propria regione. La piattaforma sarà in aggiornamento continuo e, per il ministro della Salute Schillaci, segna “un passaggio storico” e “un cambio di metodo che assicura più trasparenza, coordinamento, capacità di intervento”. Ma anche qui non mancano criticità. Cittadinanzattiva segnala la mancanza di dati disaggregati per singola Asl e di informazioni sul fenomeno delle ‘agende chiuse’, cioè “l’impossibilità di prenotare alcune prestazioni, che ci viene segnalato da moltissimi cittadini in riferimento a singole aziende”. (ANSA). PAR
