Le liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale mostrano segnali di miglioramento, anche se il problema non è ancora risolto. Secondo i dati della Piattaforma nazionale delle liste di attesa di Agenas, nel primo quadrimestre del 2026 il rispetto dei tempi di garanzia è salito al 78,7% per le prime visite specialistiche e all’84,7% per gli esami diagnostici, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2025. Il monitoraggio si basa su circa 10 milioni di prenotazioni raccolte nei primi quattro mesi dell’anno e conferma una tendenza positiva nella gestione delle prestazioni sanitarie.
I tempi migliorano, ma restano quasi 2 milioni di prestazioni in ritardo
Nonostante i progressi, Agenas evidenzia che circa 2 milioni di visite ed esami non sono stati erogati entro i tempi previsti. Le difficoltà riguardano soprattutto le prestazioni con priorità urgente: tra gli esempi più critici figurano la colonscopia, l’elettromiografia e alcune risonanze magnetiche, per le quali il rispetto delle tempistiche resta ben al di sotto della media nazionale. Migliorano invece le prestazioni classificate come urgenti (entro tre giorni) e quelle con priorità breve (entro dieci giorni), segnale di una maggiore capacità del sistema di gestire i casi più delicati.
Divari regionali ancora marcati
Il rapporto mette in evidenza anche forti differenze territoriali. Per le prime visite, 16 Regioni su 21 registrano risultati positivi, mentre 15 Regioni mostrano miglioramenti negli esami diagnostici. Tra le realtà più virtuose figurano Basilicata, Veneto, Marche e Lazio, mentre alcune Regioni continuano a presentare criticità, soprattutto per le prestazioni più urgenti. Agenas sottolinea inoltre che i dati vanno interpretati con cautela: in alcune aree del Paese una quota molto elevata di prescrizioni viene classificata come programmata, con tempi massimi più ampi, elemento che può incidere sulle performance complessive.
