La fase finale della vita di Chiara Poggi sarebbe durata soltanto pochi minuti dopo l’aggressione mortale. È questa la ricostruzione contenuta nella consulenza del medico legale Sabino Pelosi, nominato dalla difesa di Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Garlasco.
Nella relazione depositata dai legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia, il consulente contesta la ricostruzione degli inquirenti e riduce la durata della sequenza omicidiaria rispetto ai 15-20 minuti stimati dagli investigatori sulla base degli accertamenti dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo.
Garlasco, consulente Sempio: “Aggressione violenta ma non compatibile con una lunga colluttazione”
Secondo Pelosi, l’attacco sarebbe stato estremamente violento ma incompatibile con una fase prolungata di colluttazione o con una fuga consapevole della vittima. La consulenza sostiene che le lesioni riscontrate sarebbero riconducibili, con alta probabilità, all’utilizzo di un martello.
Viene inoltre esclusa la presenza di segni evidenti di difesa, sia attiva sia passiva. In questo quadro, la sopravvivenza di Chiara Poggi viene collocata in un arco temporale molto breve, di pochi minuti, mentre viene giudicata insufficiente la ricostruzione tecnica dell’accusa anche per la mancata coerenza con i dati BPA e con la dinamica del presunto trascinamento all’interno dell’abitazione.
La dinamica dell’aggressione
Un’altra consulenza, firmata dall’esperto della scena del crimine Armando Palmegiani, sempre nell’ambito della difesa di Sempio, mette in discussione un passaggio chiave dell’impostazione accusatoria della Procura di Pavia.
Secondo gli inquirenti, l’aggressore, dopo essersi lavato nel lavandino della cucina, sarebbe tornato verso il vano scale per controllare la vittima. Una ricostruzione che, per il consulente, non sarebbe coerente con le tracce fisiche rilevate sulla scena del crimine.
Palmegiani propone invece una sequenza alternativa: l’aggressore, uscito dal vano scale, si sarebbe diretto in bagno per verificare allo specchio eventuali tracce su di sé e per effettuare una prima pulizia sommaria.
Garlasco, le ipotesi del consulente di Sempio sull’occultamento dell’arma
Nella ricostruzione del consulente, durante questa fase l’autore del delitto avrebbe utilizzato un asciugamano per pulirsi le mani e, con ogni probabilità, per avvolgere l’arma utilizzata nell’aggressione, così da evitare gocciolamenti durante gli spostamenti successivi.
Viene invece esclusa, sulla base degli elementi tecnici disponibili, l’ipotesi del lavaggio nel lavandino della cucina, poiché mancherebbero tracce compatibili come gocciolamenti o reazioni al luminol nel sifone.
Secondo questa versione, l’accesso successivo alla cucina sarebbe stato finalizzato alla ricerca di un contenitore, come una busta o un sacchetto, utile per occultare sia l’arma sia l’asciugamano. Dopo questa fase di “messa in sicurezza”, l’aggressore si sarebbe poi allontanato dall’abitazione attraverso la porta principale.
Per approfondire: Garlasco, la difesa di Sempio deposita una nuova consulenza sul Dna: “Non prova un contatto aggressivo”
