Un video realizzato quasi interamente con l’intelligenza artificiale mostra il volto insanguinato di Melania Trump, ricostruisce alcuni dei suoi spostamenti a New York e ipotizza diversi modi per colpirla. In uno dei frame compare la sagoma della First Lady coperta di rosso, accompagnata dalla scritta: “Where to kill Melania?!“, letteralmente “Dove uccidere Melania?”. Il filmato, pubblicato dall’agenzia iraniana Tasnim, vicina alle Guardie della Rivoluzione, è stato ripreso da numerosi utenti su X sostenitori di Donald Trump e termina con una minaccia anche contro Barron Trump.
A terrorist news agency in Iran posted this vile, disgusting video threatening Melania Trump & Barron Trump.
Enough is enough. 😡@realDonaldTrump @JDVance @PeteHegseth pic.twitter.com/5zK5cT1gne— Regina Marie 🇺🇸 (@Regina10271) July 28, 2026
Melania Trump, cosa mostra il video iraniano
Il filmato raccoglie immagini della First Lady durante gli spostamenti in automobile e individua alcuni luoghi di Manhattan che frequenterebbe per fare acquisti. Vengono citati i grandi magazzini Bergdorf Goodman e Saks Fifth Avenue, insieme a marchi come Dior, Michael Kors e Dolce & Gabbana.
Il contenuto non si limita a chiedere dove uccidere Melania Trump, ma propone anche diversi ipotetici scenari di attacco. La voce narrante definisce la passione della First Lady per la moda una possibile “debolezza” e invita i cosiddetti “combattenti globali per la libertà” a sfruttarla. Tra le possibilità indicate compare la contaminazione degli abiti acquistati da Melania attraverso l’impiego di agenti nervini.
Il video chiama in causa persino le persone che lavorano intorno alla First Lady, suggerendo che potrebbero essere avvicinate o corrotte. Gli autori affermano di aver ricevuto informazioni da persone legate alla sicurezza e di aver analizzato immagini satellitari.
Non risultano, però, prove di una sorveglianza diretta. I negozi, gli spostamenti e le abitudini riportati nel filmato erano già conoscibili attraverso articoli, fotografie e altri contenuti pubblicati online.
La minaccia contro Barron Trump
Nella parte conclusiva, il filmato si rivolge direttamente al figlio più giovane del presidente: “Questo è solo l’inizio. Barron Trump, aspettaci”. Il Secret Service è a conoscenza del contenuto, ma non ha fornito commenti specifici. L’agenzia incaricata della protezione della famiglia presidenziale ha precisato di indagare su tutto ciò che può essere percepito come un pericolo.
Sui social il video è stato rilanciato anche da account filoisraeliani, secondo i quali dimostrerebbe che l’Iran starebbe raccogliendo informazioni sulla famiglia Trump. Si tratta, tuttavia, di un’interpretazione non sostenuta al momento da elementi verificabili. Il filmato resta una minaccia propagandistica, esplicita e potenzialmente capace di ispirare singoli attentatori, ma non dimostra l’esistenza di un piano operativo.
Le minacce iraniane contro la famiglia Trump
Il video arriva dopo la comparsa a Teheran di cartelloni che raffiguravano Donald Trump, Melania e alcuni dei loro figli sopra bare avvolte nella bandiera americana. Uno riportava lo slogan “Sangue per sangue”, mentre un altro mostrava il presidente all’interno di una bara aperta.
Trump era già nel mirino di Teheran dopo l’uccisione di Qasem Soleimani, il comandante della Forza Quds eliminato dagli Stati Uniti nel gennaio 2020. L’attuale escalation nasce però il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un vasto raid congiunto contro l’Iran, dando inizio alla guerra ancora in corso. Tra i primi obiettivi colpiti c’era il complesso di Ali Khamenei a Teheran: la guida suprema iraniana è rimasta uccisa insieme ad alcuni dei principali vertici politici e militari del Paese. L’Iran ha risposto con missili e droni contro Israele, le basi americane e altri Paesi della regione, promettendo vendetta contro Trump e la sua famiglia. È in questo clima che sono comparsi i cartelloni funebri a Teheran e, ora, il video rivolto contro Melania e Barron Trump.
Il video non prova dunque che un attentato sia già in preparazione. Mostra, però, come la propaganda legata alla guerra abbia esteso le minacce dal presidente ai suoi familiari.
